AN APPLE A DAY – Yes We Can

AN APPLE A DAY – Yes We Can

 
Gruppo: An Apple A Day
Titolo: Yes We Can
Anno: 2013
Provenienza: Italia
Etichetta: Tanzan Music
Contatti: Facebook
 
TRACKLIST

  1. Yes We Can [cover Allen Touissant]
  2. Izabella [cover Jimi Hendrix]
  3. Tunnel Vision [cover Lenny Kravitz]
  4. Outside Man Blues [cover Blind Joe Reynolds]
  5. Out On The Tiles [cover Led Zeppelin]
  6. The Revolution Will Not Be Televised [cover Gil Scott Heron]
  7. We All Had A Real Good Time [cover Edgar Winter Group]
  8. It's A New Day [cover Ivan Woods]
  9. Love Train [cover Wolfmother]
  10. Heart And Soul [cover Claude Bolling]
  11. Cochise [cover Audioslave]
  12. Troglodyte (Cave Man) [cover Jimmy Castor Bunch]
  13. Outside Woman Blues [traccia bonus versione cd, cover Blind Joe Reynolds]
DURATA: 45:07
 

Gli An Apple A Day non sono una semplice cover band, infatti nascono dai trascorsi del progetto Fred Leslies' Missing Links, all'interno del quale si muovevano le figure dell'organista Paolo "Apollo" Negri e del duo ritmico danese composto da Craig Kristensen al basso e Kapper Dapper alla batteria; a questi si è poi aggiunto il chitarrista Mario Percudani. Non parliamo quindi di musicisti sconosciuti, ma al contrario abbiamo a che fare con un quartetto di professionisti che arricchisce questa prova, collaborando con svariati artisti pronti ad alternarsi dietro al microfono: Abdominal e BluRum13 in "Yes We Can Can", Lee Fields in "Izabella" e "Outside Woman Blues", Tyra Hammond in "Tunnel Vision", Rhiannon Giddens in "Outside Man Blues", Ria Currie in "Out On The Tiles" e "Cochise", Lyrics Born in "The Revolution Will Not Be Televised", Glen David Andrews in "We All Had A Real Good Time", Naomi Shelton e The Gospel Queens in "It's A New Day", Michelle David in "Love Train", Kylie Auldist in "Heart And Soul", Richard Roundtree in "Troglodyte (Cave Man)" ed Elisabeth Børch in "Yes We Can Can" e "We All Had A Real Good Time" (cori).

Vi chiederete perché abbia esordito precisando il fatto che la band non è una normale cover band e perché abbia elencato l'intera lista dei partecipanti a questa esperienza musicale. Il motivo principale risiede nel fatto che i tredici brani contenuti nell'album (che sto analizzando nella versione cd) sono stati forniti di un vissuto personale che non sfigura al cospetto dei capolavori originali: il gruppo ha realmente compreso cosa voglia dire osare, evitando però di cadere nella trappola dell'immettere all'interno dei pezzi quel «troppo che stroppia». L'orecchio si confronta con versioni funk-soul in cui l'eleganza e il groove delle basi fornite dagli artisti danesi, dallo splendido lavoro di accompagnamento e rifinitura di Negri e dal lavoro chitarristico dal suono moderno di Percudani pongono i tasselli fondamentali sui quali poggiare le varie interpretazioni che garantiscono alla proposta una varietà significativa.

Si passa dall'introduzione di liriche rappate in "Yes We Can" di Allen Toussaint e "The Revolution Will Not Be Televised" di Gil-Scott Heron, rispettivamente affidate al canadese Abdominal e al nippo-americano Lyrics Born (chissà come sarebbe venuta con Zach De La Rocha al suo posto?), al più classico degli esempi di quanto possa essere intensa la vocalità nera in "We All Had A Real Good Time" degli Edgar Winter Group (traccia nella quale è superlativa la prova di Glen David Andrews), sino a rimanere incantati dalla sicuramente inattesa versione di "Chocise" degli Audioslave realizzata dalla biondissima Ria Currie. Per non farsi mancare la nota di colore che ti sorprende in maniera definitiva, si può ascoltare "Troglodyte (Cave Man)" di Jimmy Castor Bunch eseguita da Richard Roundtree: proprio l'attore che impersonò il detective Shaft e icona della Blaxplotaition, vero e proprio omaggio rivolto nei confronti dell'amico scomparso nel 2012.

Ogni singolo episodio di questo "Yes We Can" racconta sia la storia che ne ha caratterizzato l'origine sia quella che odiernamente gli è stata cucita sopra. Numi tutelari quali Led Zeppelin ("Out On The Tiles") ed Hendrix ("Izabella") vengono a dir poco esaltati dalla prestazione di Mr. Lee Fields; anche i non appassionati di questo panorama musicale, ma fruitori della disco più ricercata, lo ricorderanno di certo come uomo dietro al microfono di "Jealousy", pezzo del dj Martin Solveig.

Gli An Apple A Day con questo lavoro impartiscono una sonora lezione di classe ai tanti, pure troppi, gruppetti che occupano i palchi riproponendo della semplice minestra riscaldata: la band riesce a divertire, a coinvolgere ed emanare un'energia che ti fa veramente venire voglia di muoverti. Probabilmente potremmo catalogare questa opera come un gustoso diversivo… però magari fossero tutti così belli da ascoltare. Una mela al giorno toglie il medico di torno? In loro compagnia è probabile che accada. Volete esserne certi? E allora che state aspettando? Provate!

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