An Autumn For Crippled Children - Lost

AN AUTUMN FOR CRIPPLED CHILDREN – Lost

Gruppo:An Autumn For Crippled Children
Titolo:Lost
Anno:2010
Provenienza:Paesi Bassi
Etichetta:ATMF
Contatti:Facebook  Bandcamp  Spotify  Soundcloud
TRACKLIST

  1. To Set Sail To The Ends Of The Earth
  2. Tragedy Bleeds All Over The Lost
  3. A Dire Faith
  4. In Moonlight Blood Is Black
  5. Ghost Light
  6. An Autumn For Crippled Children
  7. I Beg Thee Not To Spare Me
  8. Gaping Void Of Silence
  9. Never Shall Be Again
DURATA:50:24

Gli An Autumn For Crippled Children ci sanno fare, è evidente che sappiano il fatto loro. Sono tutti musicisti esperti, con altri progetti all’attivo e vent’anni di carriera musicale alle spalle. Insomma, possono permettersi di rilasciare un album intero al primo colpo, credo sia la soluzione più immediata. E, come sempre, l’italiana ATMF non si è lasciata sfuggire una realtà così interessante.

Il loro debutto Lost viene presentato come black metal dai tratti malinconici misto al doom, ma non sono esattamente d’accordo con questa definizione: è troppo parziale; e non lo è solo la definizione, ma anche il salto degli An Autumn For Crippled Children stessi. Adesso mi spiego meglio.

Innanzitutto, il loro lavoro contiene sì elementi black, come pure elementi doom classici, ma non è tutto qui. La ricerca del suono, molto freddo e al limite del sintetico — sia per quanto riguarda le chitarre, che per la voce, per il basso così come per la batteria; non fatevi trarre in inganno, c’è un batterista reale, non una drum machine — ma non per questo poco umano, mi riporta alla mente un certo tipo di shoegaze: per libera associazione di idee sonore arrivo fino a certi Have A Nice Life. Inoltre, c’è una forte, seppur non palesata, componente post-rock, una certa attenzione al pezzo emotivo ed esplosivo (anche qui per associazione ancora più libera arrivo persino a certi Sigur Rós di “Glósóli”), alla singola corda alta. Insomma, il misto è molto intenso, ci sanno fare, e i pezzi scorrono bene, con picchi emotivi altalenanti e intensi. Ne sono un esempio pezzi come “Never Shall Be Again” o “In Moonlight Blood Is Black” e “To Set Sail For The End Of The Earth”.

Ora passiamo alla seconda affermazione: perché il salto è parziale? E di che salto si tratta? Mi riferisco alla carica personale e compositiva del progetto. È sicuramente un ibrido valido, a tratti commovente. Il problema sta nella fragilità di questo ibrido e delle sue composizioni. Possiamo ritrovarci all’interno dello stesso brano prima a godere e poi a essere perplessi. Perché se sei capace di farmi star male (in senso positivo) — e ne sei capace, lo so — non lo fai fino in fondo? È così ci troviamo passaggi doom efficaci, ma che mancano di quel mordente, sanno di già sentito (un po’ in tutti i brani, ma più evidenti nel lungo “A Dire Faith”). Poi ci sono elementi black che non aggiungono nulla, come la voce, che ho trovato veramente poco rilevante, insieme ad alcuni accenni di piano poco riusciti. I punti di picco a cui accennavo prima, invece,sono i momenti di wall of sound, quando i nostri fanno esplodere gli strumenti in una nera tempesta post-rock che satura i coni degli stereo, le orecchie e il cuore, come nel finale di “Never Shall Be Again”.

In definitiva, il salto compositivo è riuscito a metà, agli An Autumn For A Crippled Children, che non hanno rischiato fino in fondo e hanno mantenuto il piede in due scarpe, pur avendo dato prova di possedere una grande capacità evocativa. Questo Lost, considerato come opera prima, risulta comunque molto bello e, seppur a tratti, intenso. Per arrivare al capolavoro, però, la band avrà bisogno di fare un enorme salto di qualità; e lo farà. So che questi olandesi ne sono capaci, si sente già da qui.

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