ANAAL NATHRAKH – Vanitas

 
Gruppo: Anaal Nathrakh
Titolo:  Vanitas
Anno: 2012
Provenienza:   Regno Unito
Etichetta: Candlelight Records
Contatti: Facebook
 
TRACKLIST

  1. The Blood-Dimmed Tide
  2. Forging Towards The Sunset
  3. To Spite The Face
  4. Todos Somos Humanos
  5. In Coelo Quies, Tout Finis Ici Bas
  6. You Can't Save, So Stop Fucking Trying
  7. Make Glorious The Embrace Of Saturn
  8. Feeding The Beast
  9. Of Fire, And Fucking Pigs
  10. A Metaphor For The Dead
DURATA: 38:07
 

"It's the most disgusting thing I've ever heard.". Così si leggeva sulla bacheca personale Facebook di Mick Kenney (a.k.a. Irrumator) mentre ultimava il mixaggio della sua più recente creatura, "Vanitas". Un modo poco convenzionale di fare pubblicità al proprio disco magari, ma se il soggetto in questione è il leader maximo degli Anaal Nathrakh allora tutto assume una nuova dimensione e prospettiva. E ancora una volta il duo inglese non delude le (personalmente alte) aspettative, al contrario mette in scena forse l'album più completo e maturo della loro già scintillante discografia.

Si alza il sipario e dopo il breve incipit ritualistico veniamo assaliti frontalmente da tutta la violenza sonora di cui sono capaci, V.I.T.R.I.O.L., autore di un'ennesima prova canora di grande spessore, ci vomita addosso la bile che ha accumulato in questo breve anno e mezzo che ha separato "Vanitas" dal suo predecessore "Passion", mentre Irrumator martella un riff da antologia. E' solo l'inizio, nemmeno il tempo di riprendere fiato e veniamo coinvolti in una nuova guerra sonora, "Forging Towards The Sunset" travolge l'ascoltatore salvo poi aprirsi in perfetto stile Anaal Nathrakh in un refrain melodico accompagnato dal clean di V.I.T.R.I.O.L., un brano che sembra nato per essere suonato in sede live, pronto a seminare panico nei peggiori moshpit del globo.

Mick Kenney dimostra di aver raggiunto la maturità più completa nel songwriting, i brani scorrono via veloci ed intensi, più elaborati nelle ritmiche rispetto alle precedenti produzioni. In un'atmosfera dalle tinte industrial sfuriate black si alternano al grind più selvaggio, a breakdown degni del miglior -core, a momenti dal sapore fortemente punk hc, e quando la nociva e memorabile "Make Glorious The Embrace of Saturn" giunge al termine si resta quasi straniti dal potente e lento riffing di "Feeding The Beast", degno dei migliori doomster di turno. Ma è questione di pochi minuti, giusto per spezzare il ritmo, e l'apparato uditivo viene disintegrato in un attimo dall'attacco di "Of Fire, And Fucking Pigs", brano superlativo, dotato di un riffing di quelli che ti si stampano in testa, di quelli che fra qualche annetto canticchieremo ai nipoti davanti al camino. Ci avviciniamo alla fine, giusto il tempo di sentire V.I.T.R.I.O.L. cimentarsi con l'italiano nella traccia di chiusura (latino, spagnolo, tedesco e francese oltre alla madrelingua non bastavano) ed Irrumator accompagnarci all'uscita con un riff melodico ed accattivante.

Giusto il tempo di premere "play" una seconda (o una terza, quarta, quinta) volta.
La sensazione è che "Vanitas" sia una sorta di summa perfetta (ed anche qualcosa in più) di tutto ciò che gli Anaal sono stati nelle precedenti edizioni, un moderno crossover di violenza musicale, e se qualche oldschooler dovesse trovare indigesto il risultato finale allora eviti di leggere la conclusione e si metta il cuore in pace, perchè è così che si dovrebbe fare metal nel ventunesimo secolo.

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