Anachitis - The Sorcerer's Sorrow

ANACHITIS – The Sorcerer’s Sorrow

Gruppo:Anachitis
Titolo:The Sorcerer’s Sorrow
Anno:2020
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:Avantgarde Music
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TRACKLIST

  1. Athamé Of Flame
  2. The Sorcerer’s Sorrow
  3. Drowned In The Spring Of Life
  4. Dead Spirit
  5. The Sleepless Eye
  6. Mirror Of Voices
  7. Livre Des Esperitz
DURATA:39:11

L’anno appena concluso è stato certo difficilissimo per chi vive di musica (o almeno ci prova), ma tutto si può dire tranne che le due menti dietro gli Uada siano rimaste con le mani in mano. Il terzo album della band, Djinn, ha avuto riscontri generalmente positivi, mentre i fratelli Superchi hanno posto fine al periodo di pausa dei Ceremonial Castings con Salem 1692 (MMXX), ri-registrazione dell’omonimo disco del 2008. Da parte sua, James Sloan ha attraversato l’anno con tre progetti nuovi di pacca: i Grave Light insieme alla moglie Carolina Andújar, gli Aleynmord e gli Anachitis, che la cara Avantgarde mi ha messo tra le mani qualche settimana fa.

L’anachite è una pietra che, nell’antichità, permetteva di evocare spiriti dell’acqua a scopi divinatori e il suo uso era per lo più legato ai magi dello zoroastrismo. La storia narrata in The Sorcerer’s Sorrow è appunto quella di un mago, di uno stregone che ricorre alla sua stessa arte per fuggire dal suo dramma esistenziale, ma cadendo vittima delle sue stesse conoscenze in una spirale di autodistruzione. La voce del protagonista è incarnata da Sloan, che spazia tra scream, ululati di stampo burzumiano di inizio anni ‘90 e litanie in pulito, occupandosi anche di tutto il resto; a eccezione soltanto del layout a cura del solito buon Tryfar.

Il depressive black metal — forse l’avrò già detto altrove — è un genere che bisogna saper maneggiare con cura per riuscire a farsi apprezzare al di fuori del giro di aficionado: gli Anachitis da questo punto di vista sono una bella sorpresa, perché l’artista americano riesce a infondere una buona dose di personalità a The Sorcerer’s Sorrow. Tra gli ingredienti, un ottimo gusto per certe parti soliste figlie del lavoro con la band madre (“Drowned In The Spring Of Fire”), alcuni frangenti più melodici dai toni quasi speranzosi che riportano alla mente il blackgaze di una decina d’anni fa (Deafheaven e Alcest su tutti, con riferimento a “Dead Spirit”), un sapiente uso delle tastiere e — soprattutto — del sassofono, sempre nelle retrovie e perfetto nel puntellare qua e là gli otto brani che compongono il disco.

In definitiva, il punto forte di The Sorcerer’s Sorrow è ciò che dovrebbe essere alla base di tutto, ovvero le ottime capacità compositive di Sloan che gli hanno permesso di raggiungere un risultato pregevole, godibile da cima a fondo, variegato e senza correre il rischio di annoiare neanche chi, come me, non si esalta più di tanto con il DSBM (pun intended). Chissà se ci sarà modo di risentire gli Anachitis una volta che tutto tornerà a pieno regime con tour e quant’altro, Uada compresi.

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