ANACHRONAEON – As The Last Human Spot In Me Dies

 
Gruppo: Anachronaeon
Titolo: As The Last Human Spot In Me Dies
Anno: 2004
Ristampa: 2007
Provenienza: Svezia
Etichetta: Stygian Crypt Productions
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TRACKLIST

  1. Intro
  2. Anachronaeon (Where People Live In Dreams)
  3. Tornado
  4. The English Wizard
  5. The Amulet
  6. Shadows Taking Over
  7. Confessions Of A Lost Soul
  8. Reborn By Fire
  9. Sweet Tears Of Redemption
DURATA: 56:36
 

Gli Anachronaeon prendono vita dalla ceneri degli Eternal Failure prima e degli Human Failure in seguito. I musicisti che infondono linfa vitale al progetto sono quindi gli stessi: Andreas Åkerlind (batteria e percussioni) e Patrik Carlsson (chitarra, basso e voce).

Nel 2007 la Stygian Crypt riporta in auge il demo "As The Last Human Spot In Me Dies", fornendogli i mezzi per avere un più ampio raggio di visibilità e un suono migliore rispetto alla prima versione, tanto da citarlo adesso come un album vero e proprio. È evidente e alquanto genuina la fruibilità insita nelle nove tracce che lo compongono, non sono certo prive di pecca, ma fanno intendere che i due artisti sappiano dove andare a parare.

È un metal per certi tratti ricollegabile all'epicità di Vintersorg, la vena heavy che scorre fitta nei vari brani di richiamo maideniano e la buona prova vocale di Patrick — soprattutto nell'eseguire un growl che si accosta in maniera efficace alle basi — rendono il lavoro alquanto gradevole. Sono più difficili da digerire invece, almeno di primo acchito, le parti cantate in pulito, dove sono il tempo e una saggia dose di pazienza (sempre che si sia affini allo stile) a far guadagnare punti, in quanto espressive e dotate di una dose di pathos considerevole. La tonalità non sempre perfettamente incastrata nelle trame è un difetto che va corretto, ma questo di sicuro non mette in secondo piano composizioni ben costruite e ricche. Le tracce più lunghe come "The English Of Wizard" o "The Amulet" possiedono un umore d'altro tempo (seppur metallizzato), "Tornado" gode di un'anima progressiva imponente, mentre la conclusiva "Sweet Tears Of Redemption" trova il modo di donarci anche attimi che rimandano al mondo doom.

Se non fosse per qualche piccolo problema nella produzione, che in parte penalizza la forte spinta epico-classicista della band, il valore del disco risalterebbe ancora di più. Per chi non li conoscesse, il duo può essere una felice scoperta da seguire con attenzione, visto che adesso a quanto sembra manca realmente poco all'uscita di nuovo materiale. Amanti del melodico fatevi sotto.

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