Anamnesi - Caurus

ANAMNESI – Caurus

Gruppo:Anamnesi
Titolo:Caurus
Anno:2020
Provenienza:Italia
Etichetta:Dusktone
Contatti:Facebook  Youtube  Bandcamp  Spotify  Soundcloud
TRACKLIST

  1. Memorie Di Un Naufrago Pt.I
  2. Caurus I
  3. Albatro
  4. Ritorno Ad Itaca
  5. A Prora
  6. S’Enna E S’Arca
  7. Caurus II
  8. Caurus III
  9. Memorie Di Un Naufrago Pt.II
DURATA:43:09

Il nome di Emanuele Prandoni, in arte Anamnesi, non dovrebbe risultare sconosciuto. Il cantante e polistrumentista è una figura iperattiva all’interno della scena tricolore ma anche di quella internazionale: voce dei Progenie Terrestre Pura dai tempi di oltreLuna e dei Dawn Of A Dark Age per il loro nuovo album La Tavola Osca, batterista per Malauriu, Simulacro e Ossario, nonché dal vivo per gli Ancient, porta avanti il suo progetto solista dall’ormai lontano 2010. Dai tempi dell’omonimo Anamnesi è passata molta acqua sotto ai ponti, tanto che con Caurus viene tagliato il traguardo del quinto album e dei dieci anni di attività, sfoggiando una forma smagliante.

Se è vero che «non esiste un vento a favore per il marinaio che non sa dove andare», come ci viene ricordato dalla citazione di Seneca, appare palese come il polistrumentista di origine sarda sia ben conscio di quale sia la sua meta e come voglia raggiungerla. Tematicamente parlando, il quinto disco di Anamnesi — uscito come il suo predecessore per Dusktone — ha in tutto e per tutto le sembianze di un concept album, le cui tracce non sono però legate l’un l’altra da un punto di vista narrativo quanto piuttosto da uno tematico, a dispetto di quanto la stessa forma della scaletta possa suggerire, aprendosi e chiudendosi con i due atti di “Memorie Di Un Naufrago”. In latino caurus è il nome del maestrale, il vento che soffia da nord-ovest cui sono dedicati i nove pezzi e che lambisce con una certa frequente prepotenza le coste della Sardegna. Tra momenti puramente discorsivi (le due “Memorie” già citate), sezioni melodiche e ritmate (come ben esemplificato in “Caurus I” o “A Prora”) e aperture squisitamente black (“Albatro”, “S’Enna E S’Arca” o “Caurus II”), Caurus supera con un’inaspettata agilità i quaranta minuti di durata, senza risultare anche solo minimamente piatto o pesante nonostante i testi dei suoi brani raggiungano un certo lirismo.

L’immaginario naturalistico-introspettivo misto a elementi tipicamente mediterranei, come il riferimento al viaggio di Ulisse in “Ritorno A Itaca” (in cui figura anche una citazione diretta dal poema omerico) o il testo in sardo di “S’Enna E S’Arca”, trova in associazione con la sua controparte musicale una perfetta realizzazione. Il black metal con cui Anamnesi costruisce i brani, di fatto, è feroce e spietato come un mare in burrasca, talvolta solcato da correnti atmosferiche che lo rendono placido e cangiante, ma non meno indomabile. È molto probabilmente anche grazie all’aiuto del collega Fabrizio Sanna dei qTp — e ospite di Prandoni già in Erimanto (2015, Misanthropic Art Productions) — che si spiegano le marcate, sebbene sparse, somiglianze all’approccio atmosferico dei Progenie, mentre lo stile di fondo ricorda molto quello tutto nostrano di un certo tipo di black metal.

A mettere la ciliegina sulla torta di quella che è a tutti gli effetti una delle uscite più uniformemente convincenti di quest’anno, infine, ci pensa il comparto visuale. La direzione artistica dell’intera opera, infatti, è stata affidata da Prandoni a Francesco Gemelli, un altro di quei nomi che qualsiasi appassionato di queste sonorità che si rispetti dovrebbe conoscere, visto che ha collaborato — tra le decine di altri — con Esoctrilihum, Janvs, Mare Cognitum, Spectral Lore, The Negative Bias, Void Of Silence e Dis Pater in diverse incarnazioni della sua arte, nonché con gli At The Altar Of The Horned God di cui abbiamo scritto recentemente.

Insomma, a conti fatti, chi scrive pensa che il quinto album di Anamnesi sia un’uscita non solo valida sotto ogni punto di vista, ma soprattutto sinceramente bella. Caurus è la grande metafora del viaggio dell’uomo, la risposta di Emanuele Prandoni alla domanda sul senso della vita: non un album che ridefinirà i confini del genere, tuttavia sicuramente amplierà gli orizzonti mentali dei suoi ascoltatori.

«In assenza della brezza che dolce deforma l’immagine dell’essere, l’unica cosa da fare per avere la certezza di non morire è voltarsi indietro. Ma se è il fortunale a mantenere l’uomo nella giusta direzione, allora… Anche l’oceano dovrà trattenere il respiro.»
[da “Caurus II”]

Facebook Comments