Anaxagor - Anaxagor

ANAXAGOR – Anaxagor

Gruppo:Anaxagor
Titolo:Anaxagor
Anno:2020
Provenienza:Francia
Etichetta:Great Dane Records
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TRACKLIST

  1. The Plague
  2. Shepard
  3. Stomping On A Face
  4. Rise From Your Grave
  5. Fame Of Thrash
  6. Panopticon
  7. Blood Lord
  8. Louder Than All
  9. Born To Frag
  10. Toxic Troll
DURATA:44:17

Esiste nel metal una diffusa credenza per la quale la musica parli da sé e l’ascoltatore curioso, che va a pescarsi piccoli nomi dell’underground, debba soltanto valutare se ciò che sta ascoltando lo aggradi o meno. Questa etica che vede la musica venire prima di tutto spesso si scontra con la dura realtà di attori del settore occupati nel costante tentativo di emergere, sbracciandosi tra proclami altisonanti e trovate non sempre adeguate. Spesso però ci ritroviamo a trattare davvero album che ci tengono a dire la loro senza che queste distrazioni si mettano in mezzo. Prendete gli Anaxagor: se aprite il digipak del loro album di debutto omonimo, troverete qualche informazione utile, come i nomi dei membri e i ringraziamenti alle famiglie, e poco altro. Una presentazione minimale, che sembra fatta apposta per incalzarci a non perdere tempo in discussioni astruse e mettere il disco sul dannato lettore.

Dopotutto è innegabile che gli Anaxagor si siano impegnati: il suono è nerboruto, punta a tirare la scudisciata nel tentativo di farci male e lasciare il segno sulla nostra pelle. Il thrash-death vecchio stampo della formazione di Bordeaux non è da sottovalutare e prende sovente a piene mani dalla lezione di Reign In Blood, senza ridursi a essere l’ennesima cover band degli Slayer. Per quanto di fatto non si liberino mai del tutto dall’influenza di Kerry King e compagnia per la durata del disco, gli Anaxagor non sono dei puristi e come tali non schifano soluzioni più moderne. Il suono più groove dei Lamb Of God emerge a più riprese, interrompendo il corso delle classiche sfuriate thrash fatte di tupa tupa; la band francese poi ha il coraggio di lanciarsi in rari attimi di melodic death svedese (come nell’iniziale “The Plague” ad esempio), che irrompono fulminanti in mezzo a tanta brutalità. L’album è omogeneo dal punto di vista qualitativo, tuttavia non nascondo che un’opera così sconquassante e — va detto — per nulla personale avrebbe dovuto avere uno o due brani in meno.

Forse la presenza di alcune trovate più moderne — per quanto spesso non siano molto altro che brevi passaggi all’interno delle tracce — potrebbe finire per estraniare chi cerca la vecchia scuola a tutti i costi; se si pensa al rischio di inserire in un brano come “Born To Frag” un breakdown, si capisce che a questa band francamente non interessa porsi dei paletti rigidi con il fine di accontentare gli ascoltatori con le idee troppo chiare sui limiti da non superare. Da questo punto di vista ci ritroviamo al discorso iniziale: è evidente che Anaxagor è un album suonato prima per la soddisfazione personale, e in un secondo momento guardando ai desideri del pubblico. Questo secondo me è un aspetto da tenere chiaro in mente: gli Anaxagor non puntano alle stelle, puntano alla vostra faccia.

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