AND THEN WE FALL – Soul Deserts

AND THEN WE FALL – Soul Deserts

 
Gruppo: And Then We Fall
Titolo:  Soul Deserts
Anno: 2014
Provenienza:   Portogallo
Etichetta: Ethereal Sound Works
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TRACKLIST

  1. Ancient Ruins
  2. Despertar
  3. Run Away
  4. Until The Morning Comes
  5. Soul Deserts
  6. E Mais Um Dia
  7. Hope
  8. Tu Eres Mi Mal
  9. All The Pain Inside
  10. Vultures
DURATA: 44:17
 

La band portoghese degli And Then We Fall è stata una piacevole sorpresa, un bel fulmine a ciel sereno che si è guadagnato giri nel lettore grazie a una prestazione pop-folk d'indubbio valore. Il quartetto composto da David Reis (chitarra), João Ventura (basso), Paulo Tavares (batteria) e Susana Correia (voce) — pur essendo solo al debutto — si presenta con un album maturo, ben definito, vibrante e carico di emozioni, che prende spunto dall'esperienza passata dei musicisti coinvolti. Reis e Tavares difatti sono entrambi artisti particolarmente attivi nella scena underground nazionale, specialmente in ambito gothic rock, avvicinandosi, seppur in maniera elegante e tutt'altro che scontata, alla fruibilità radiofonica.

"Soul Deserts" è un disco raffinato il cui lato popular si espone da subito con la traccia posta in apertura "Ancient Ruins", è abile nello sfoggiare lussureggianti atmosfere dark in "Run Away" e nel convogliare internamente alla lunga e conclusiva "Vultures" una gamma di tinte scure buone sia ad affascinare che a cullare l'ascoltatore. I lusitani utilizzano frangenti diretti e crudi in "Until The Morning Comes", incrociano il sentiero del blues in "All The Pain Inside" e tingono d'esotico l'ambiente nelle interpretazioni in lingua madre di "Despertar", "E Mais Um Dia" e di "Soul Deserts", nella quale spiccano il reparto percussivo e il contributo garantito dall'ospite João Moreira (flauto e tablas).

La proposta degli And Then We Fall è versatile, viene modificata più volte in corsa, trovando costantemente il modo di centrare il bersaglio e sfoderando sia l'ottima prestazione dietro al microfono della Correia, cantante considerevolmente brava ad adattarsi alle volontà del pezzo, arricchendolo di sfumature personali, sia quella alla sei corde di Reis, che saltando da un genere all'altro non accantona mai quella corposa scia di malinconia che pare caratterizzarne l'operato.

La band, contrariamente a ciò che avviene di frequente al giorno d'oggi, non crea un calderone ricolmo di elementi stilistici differenti esclusivamente nel tentativo di far colpo: dimostra infatti come ogni singolo e trasversale passaggio o mutamento di area musicale sia carico d'intenzione e significato, in quanto posto a rappresentare parte integrante di un suono, al momento alquanto derivativo (Siouxsie And The Banshees, The Gathering, Madredeus e chissà quanti altri nomi vi potrebbero venire in mente…), ma che comunque si rivela essere un'ottima base sulla quale poter costruire il proprio futuro.

Gli And The We Fall ci ricordano con "Soul Deserts" che produrre musica adatta a giungere a una porzione di pubblico più ampia non equivale per forza a darle in pasto qualcosa di scadente. Il loro è un disco che potrebbe riuscire a farsi strada tra gli ascolti dei più intransigenti grazie alla sua assenza di momenti stucchevoli e cadute di stile. Non rimane quindi altro da fare che dar loro fiducia.

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