ANGEL DUST – Border Of Reality

ANGEL DUST – Border Of Reality

Informazioni
Gruppo: Angel Dust
Anno: 1998
Etichetta: Century Media
Autore: Mourning

Tracklist
1. Border of Reality
2. No More Faith
3. Nightmare
4. Centuries
5. When I Die
6. Where the Wind Blows
7. Spotlight Kid (Rainbow cover)
8. Behind the Mirror
9. Coming Home

DURATA: 55:44

ANGEL DUST - Border Of Reality

I tedeschi Angel Dust dopo una pausa durata ben dieci anni tornano a farsi vivi nel 1998 con “Border Of Reality” un disco che vira dal sound originale della band, irrobustendosi, diventando più veloce e martellante e venandosi di prog con l’innesto di Steven Bankowski alla tastiera.
Della formazione che compose i primi due album dediti ad uno speed/thrash melodico ed alquanto ben congeniato erano così rimasti solo Frank fratello maggiore di Steven e lo storico batterista Dirk Assmuth.
Che fossero cambiate le asce e il cantato lo si nota da subito, sin dall’opener la martellante title track dove Dirk Thurisch ci dà una chiara esplicazione di quale saranno lo stile e le linee vocali sulle quali si muoverà questo platter.
Il disco vive di episodi alquanto vari e personali una “Nightmare” melodica, raffinata, felina curata nei minimi particolari non potrà mai esser paragonata ad una successiva “Centuries” che già dal suo intro si presenta minacciosa e ricca d’imprevisti, imprevisti sì, perchè le composizioni del combo sono spesso lunghe e articolate, senza però dar adito alla noia d’annidarsi e così che i cambi di tempo repentini o il pre-chorus appena sussurato che da il là ad un Dirk che lascia che la voce si estenda a piacimento.
Passaggi prog con Steven che muove saggiamente le dita sui tasti alternandosi con la chitarra di Bernd in solos brevi e frenetici che ci prendono ed accompagnano al passo più riflessivo e intimo di questo cammino, la ballad “When I Die”.
Quasi dieci minuti intrisi di suadente malinconia e respiri spezzati, pensieri che si perdono e vengono ritrovati ed espressi in maniera forte e decisa nel chorus struggente e che nella sua parte centrale lascia spazio a follia compositiva non risparmiandoci Bernd che continua a deliziarci con i suoi solos.
Con “Where The Winds Blows” la vena prog vien fuori anche nelle partiture di batteria sembra non siano mai domi e quando ci si aspetta qualcosa di strano in effetti ci troviamo ad ascoltare una cover dei “Rainbow” “Spotlight Kid” (tratta da “Difficult To Cure”) eseguita in maniera magistrale, fatta propria, certo che vedersela con mostri sacri del calibro di Ritchie Blackmore, Roger Glover o Don Airey non era cosa semplice ma la prova viene superata a pieni voti.
“Behind The Mirror” mostra come unire incisivtà e melodia in maniera assolutamente gradevole senza scadere nel pacchiano, accelerazioni, stacco elettronico e onda compositiva che guarda sempre avanti, questo lo spirito che li guida.
Il severo compito di dar chiusura a questo lavoro spetta ad una “Coming Home” dalla vena ottantiana e che vede ancora un Thurisch in gran spolvero dando la sensazione che il brano ci culli sino all’ultimo secondo.
Un album che gode di un’anima propria, di una formazione ispirata e sempre sul pezzo e che rende sia nella prestazione dei singoli che nella complessiva.
Si dice che per costruire una buona casa ci vogliano delle solide basi, beh loro le avevano e con questo disco non fecero altro che confermare quanto lo fossero, punto di ripartenza per i due dischi che a seguire furono pubblicati.

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