ANKHAGRAM – Thoughts

 
Gruppo: Ankhagram
Titolo: Thoughts
Anno: 2012
Provenienza: Russia
Etichetta: Endless Winter
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TRACKLIST

  1. Gates In Mind
  2. Don't Feel This Life
  3. Lost In Reality
  4. I'm A Fake
  5. Without Us
  6. Thoughts
DURATA: 01:13:04
 

In questi anni, seppur a tratti, abbiamo seguito l'evoluzione del progetto gotico-funereo Ankhagram. La creatura del giovane musicista russo Dead, da Ekaterinburg, ha visto passare sul nostro sito "Neverending Sorrow" e "Where Are You Now" (quest'ultimo recensito da Insanity), che ci hanno permesso di conoscerlo. Il 2012 ci consegna il quinto album dal titolo "Thoughts" e la certezza che sia la maturità che gli obbiettivi prefissatisi dal punto di vista delle sensazioni espresse e da quello compositivo non sono stati disattesi.

Equilibrio in caduta libera: la musica di questo nuovo capitolo è probabilmente la più densa ed emotiva raccolta di sentimenti sinora esternati dall'artista. "Gates In Mind", il brano più breve inserito in scaletta, con quel giro di pianoforte che ciclicamente si ripete e ripete, ammorbando di malinconia e ricordando l'effetto provocato dalle melodie dimenticate dei carillon, sembra non volersi interrompere mai, supportato da effetti atmosferici che ne aumentano il pathos. La semplicità è da sempre una delle armi più affilate di Dead e con "Don't Feel This Life" la formula — spostandosi da lidi strumentalmente ambient a quelli del doom-death da funerale — non esclude quella componente melancolica che approfitta delle spirali di vento che soffiano impazzite al di sotto per farsi trasportare e pervadere; lo sviluppo accenna a farci sprofondare in un baratro di solitudine una volta spogliata da esse, possedendo un costante e sottile filo grigio a reggerla, mantenendosi di fuori delle zone più nere e claustrofobiche.

Non è una pillola amara quella che gli Ankhagram ci somministrano, il gusto evidenzia degli sbalzi palesi fra l'agro e il dolce: con "Lost In Reality" si rimane intrappolati in una capsula senza tempo, dove il trascorrere dei secondi, dei minuti e delle ore si annulla; l'amarezza e il tedio di una vita che prima o poi deve spegnersi si incrociano con i tratti più rosei forniti dal ricordo di ciò che è stato e il gorgogliare del growl non fa altro che enfatizzare il contatto tra la componente terrena e quella spirituale. Se in questo pezzo è l'ambiente che intrappola e costringe alla riflessione il cardine portante, nelle successive "I'm A Fake" e "Without Us" sono invece l'astrattismo degli spazi infiniti e la fuga da una realtà che si stacca dalle pareti come l'intonaco vecchio e ammuffito a prendere il sopravvento. Le note affondano nelle radici più pesanti e canoniche del mondo funeral, lasciando che l'unico privilegio in loro possesso sia quella capacità di impregnare l'aria di una compagnia svilente ma tremendamente armoniosa. Con "Thoughts", il secondo inno strumentale, si chiude infine un'opera di ben oltre un'ora che perpetua lo scontro tra il dannarsi l'anima e l'attesa di una fugace e risollevante carezza.

L'affinata bravura di Dead nel contemplare quanto nell'esplicare i propri passaggi di stato sentimentali, facendo aderire la melodia alle tracce al pari di una patina vellutata, viene esaltata anche in sede grafica, aspetto curato in maniera esclusiva dallo stesso autore, tramite le scelte cromatiche che immergono il suo mondo in tonalità tutt'altro che vive e rappresentanti ciò che da lui ci si attendeva.

Coloro che in passato si fossero innamorati o semplicemente avessero riconosciuto agli Ankhagram il fascino di chi sa conquistarti, privandosi dell'uso di pirotecnie, dovrebbero assolutamente dare un ascolto a "Thoughts" e meditarne l'acquisto. Vedremo verso quali lidi l'artista russo vorrà condurre l'incessante, seppur minuto, mutamento della sua natura compositiva, aspettando quindi il sesto disco — e conoscendolo non dovrebbe farci poi aspettare più di tanto — rimetto su questo e ne approfitto per abbandonare anche solo per un po' la routine giornaliera, invitandovi a fare lo stesso.

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