ANKOR – My Own Angel

ANKOR – My Own Angel

Informazioni
Gruppo: Ankor
Titolo: My Own Angel
Anno: 2011
Provenienza: Spagna
Etichetta: Stf Records
Contatti: myspace.com/ankormusic
Autore: Mourning

Tracklist
1. Remaining
2. Completely Frozen
3. It Would Be Easier
4. Awaiting Your Awakening
5. No Matter What
6. My Own Angel
7. Pride
8. Reborn
9. Against The Ground
10. Starting Over

DURATA: 44:31

ANKOR - My Own Angel Gli Ankor sono una formazione spagnola attiva dal 2003, con una buona esperienza nell’underground nazionale e con una discografia che ha già al proprio interno, oltre a un “Demo” del 2005 e all’ ep “No + Dolor” del 2006, il primo album “Al Fin Descansar” rilasciato nel 2008.
Tornano a farsi sentire a tre anni di distanza e con molti cambiamenti soprattutto per quanto riguarda l’approccio professionale divenuto adesso ancor più esterofilo, melodico e catchy rispetto al classico heavy/power degli inizi.
“My Own Angel”, la loro nuova fatica, vede in primis dietro il microfono non più un uomo ma una bella e brava cantante di nome Rosa De La Cruz, questo ha apportato modifiche comprensibili nell’impostazione del sound divenuto a tratti più dolciastro e una virata verso lidi rock in alcune circostanze.
L’altra novità legata sempre alla voce è la lingua in cui i testi vengono interpretati, è stato messo di lato lo spagnolo a favore dell’inglese che probabilmente permetterà agli Ankor di avere una maggior rilevanza e ascolto in territori stranieri.
Più incalzanti e vivaci rispetto a colleghi sinfonicamente esperti e collaudati come i Nightwish, gli Ankor puntano sulla semplicità della proposta combinando più che discrete dinamiche di stampo heavy, ritornelli “d’acchiappo”, gradevoli incursioni di tastiera e l’aggressiva dolcezza di Rosa, non sono caratteristiche trascendentali, riscontrabili magari in tante altre realtà, peccano forse nell’innestare un growl che poco c’entra in un complesso melodico così accentuato e che risulta quasi scontato, è una tipica scelta sfruttata e risfruttata che non sempre tira acqua al proprio mulino.
Tralasciando questo particolare che comunque non incide poi granchè sulla “vita” del disco, avremo nell’orecchie più di un brano di ottima compagnia e che ci darà la possibilità di rilassarci allontanando le tensioni della giornata, sfiorando in più di un caso i toni da “ballad” nella titletrack, divenendo particolarmente easy listening in “It Would Be Easier”, mostrandosi energico in “Completely Frozen”, svincolando invece in parte dal fattore metal in “Starting Over” e puntando su quello invece in “Pride”, la canzone più cattiva dell’album e dotata di un ottimo drumming.
La prestazione degli Ankor è strumentalmente varia e impostata in maniera da favorire il più possibile lo sviluppo delle melodie pur mantenendo le chitarre robuste e tinteggiarsi flebilmente di progressivo senza però divenirlo mai e supportati da una produzione che ne regge bene le sorti “My Own Angel” potrebbe anche diventare un discreto successo a livello commerciale.
Un album che potrà essere apprezzato in larga scala sia dagli amanti del metal “female fronted” che da chi non è avvezzo solitamente ad avere nel proprio stereo musica di questo tipo, l’alta frubilità sicuramente giocherà a loro favore.

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