ANOICE – Into The Shadows

 
Gruppo: Anoice
Titolo: Into The Shadows
Anno: 2015
Provenienza: Giappone
Etichetta: Ricco Label
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TRACKLIST

  1. Old Lighthouse
  2. Memories Of You
  3. Tempest
  4. Autumn Waltz
  5. A Burnt-Out Nation
  6. Forever Sadness
  7. Lost In Daydreaming
  8. All Is White
  9. Invasion
  10. What Is Left
DURATA: 51:17
 

Gli Anoice sono una conoscenza recente di Aristocrazia, l'ep "No Room Here" ci ha consentito poche settimane fa di dare un primo assaggio alla loro musica. Questa volta sfrutteremo qualcosa di più sostanzioso per comprendere meglio ciò che il gruppo giapponese ha da dire, ossia la loro ultima uscita sulla lunga distanza pubblicata a febbraio di quest'anno.

Va detto che "Into The Shadows" è l'ultimo capitolo di una trilogia — insieme a "A Forbidden Garden" dei Films e "Gift" di Yuki Murata — il cui tema portante sono i ricordi, pertanto sarebbe cosa buona ascoltare anche gli altri due capitoli. Testimoni del legame tra i tre lavori sono le loro copertine, in cui possiamo notare una ragazza confrontarsi con strane creature in paesaggi altrettanto surreali. La musica degli Anoice sembra proprio voler rievocare immagini da una dimensione lontana e allo stesso tempo vicinissima a noi: un mondo interiore, impresso nella nostra memoria, ma irraggiungibile in quanto appartenente a tempi passati; durante l'ascolto si passa quindi attraverso una gamma di sensazioni decisamente ampia. "Old Lighthouse" sembra rappresentare il momento in cui i ricordi iniziano a riaffiorare, tuttavia è col trittico successivo che le emozioni colpiscono profondamente: "Memories Of You", il cui titolo è emblematico, si presenta come un drammatico intreccio di archi e pianoforte; "Tempest" — di cui abbiamo già parlato nell'altro articolo — prosegue sulla stessa scia, solo su tonalità leggermente più malinconiche che vengono amplificate in "Autumn Waltz".

"A Burnt-Out Nation" ci dà finalmente la possibilità di assaporare il lato Post-Rock del gruppo, grazie alla chitarra e alla batteria che questa volta dominano la scena; il pezzo segue con semplicità gli standard del genere, in un costante crescendo che vede l'ingresso degli archi quando il climax è ormai vicino. Si continua con "Forever Sadness", composizione che torna su lidi solo formalmente più tranquilli e che fa dell'influenza della musica classica il proprio punto forte; il finale vira improvvisamente verso l'Ambient e ciò caratterizza anche l'intera "Lost In Daydreaming", in cui è uno strumento particolare come il glockenspiel a farla da padrone e che grazie a ciò riesce a farci sognare a occhi aperti, proprio come il titolo suggerisce. La malinconia torna poi a essere protagonista in "All Is White", ancora una volta ricreata tramite pianoforte e archi.

La sublimazione di tutte queste emozioni arriva però con "Invasion", pezzo che potrebbe benissimo fungere da rappresentazione di tutto ciò che sono gli Anoice: un lungo brano i cui minuti iniziali si coprono di un velo di spiritualità misteriosa e oscura, per poi lasciar trasparire alcuni raggi di luce che prendono sempre più forza e si trasformano in un altro crescendo in pieno stile Post-Rock, dando vita al picco emotivo dell'intero disco. La conclusione spetta a "What Is Left", che ci incita a chiederci cosa sia rimasto di tutti questi ricordi che nei sei minuti scanditi da una strumentazione prettamente classica ritornano nel mondo interiore da cui erano riemersi.

"Into The Shadows" è un disco che rappresenta alla perfezione ciò che gli Anoice sanno fare al meglio: esprimere emozioni e raccontare storie senza bisogno di usare parole, sfruttando invece la variegata strumentazione a loro disposizione. Se il termine Post-Rock indica una tipologia di musica che parte dal Rock e lo rielabora attraverso forme non convenzionali a esso, è alquanto ironico che spesso i gruppi che intraprendono questa strada si fossilizzino su determinate scelte stilistiche; il gruppo giapponese è stato però in grado di aggiungere elementi che sono diventati parte integrante del sound complessivo, evitando di cadere in questo errore. Con una personalità simile, gli Anoice meriterebbero un posto di tutto rispetto in questa scena e questo lavoro ne è la prova definitiva.

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