ANTIMATTER – The Judas Table

 
Gruppo: Antimatter
Titolo: The Judas Table
Anno: 2015
Provenienza: Regno Unito
Etichetta: Prophecy Productions
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TRACKLIST

  1. Black Eyed Man
  2. Killer
  3. Comrades
  4. Stillborn Empires
  5. Little Piggy
  6. Hole
  7. Can Of Worms
  8. Integrity
  9. The Judas Table
  10. Goodbye
DURATA: 56:50
 

Negli anni abbiamo imparato a conoscere la figura di Mick Moss e la sua poetica, sia come Antimatter che come parte di altri progetti (come gli stupendi Sleeping Pulse). Per tutti gli ascoltatori del musicista inglese il quasi silenzio successivo al capolavoro "Leaving Eden" (2007) e le notizie delle sue tribolazioni personali furono un duro colpo, durante quegli anni l'unica uscita ufficiale fu la raccolta "Alternative Matter" pubblicata nel 2010 da Prophecy Productions. Il ritorno in studio per "Fear Of A Unique Identity" (2012) segnò finalmente il risveglio compositivo di Moss e la chiara intenzione di calcare di nuovo i palchi più intimi d'Europa, dopo un silenzio quasi totale di circa un anno e mezzo.

L'eruzione musicale che Moss ha messo in campo negli ultimi tempi ci ha regalato grandi emozioni anche dal vivo (come in occasione del suo concerto solista a Prato dello scorso anno), quindi è impossibile nascondere la grande trepidazione in attesa di "The Judas Table". Il disco ha fatto subito discutere per via dell'immagine di copertina (eseguita dall'artista Mario Sánchez Nevado), che sembra aver spaccato il pubblico per via del chiaro salto iconografico rispetto alle uscite precedenti. Oltre al soggetto — due persone senza capelli avvinghiate in un abbraccio forzato (entrambe indossano una camicia di forza), le cui labbra sono fuse insieme in un bacio appassionato, su fondo rosso — è la prima volta che una copertina degli Antimatter lascia così tanto spazio ai colori ed è davvero possibile vedere espressioni umane (mentre in "Saviour" e "Fear Of A Unique Identity" c'erano impersonalità e mono-dimensionalità quasi totali delle figure). La copertina ci dà il benvenuto verso questa nuova avventura musicale.

Ancora una volta, gli Antimatter compiono un'evoluzione sonora: pur restando principalmente un'emanazione di Mick Moss, in questa nuova incarnazione sembrano ancora più band vera rispetto al precedente "Fear Of A Unique Identity". I musicisti che avevano già lavorato con Moss in passato (come il bassista Ste Hughes o la violinista Rachel Brewster) sono tornati in formazione e hanno aggiunto i loro tocchi (come nell'ottima "Little Piggy"). Il sound è diventato più complesso, con addirittura spazio per qualche elemento metal (nella seconda metà di "Stillborn Empires"), oltre a ritorni alle malinconiche e spettacolari ballate basate sulla chitarra acustica cui Moss ci ha abituato negli anni ("Comrades" e "Hole"). Ce n'è per tutti, anche un sentito assolo di chitarra di Glenn Bridge in "Can Of Worms" (e vari altri nell'arco dell'album, anche a opera di altri chitarristi). Il filo conduttore è tuttavia come al solito la voce di Moss, che ci appare quasi rassicurante nell'universo colmo di dubbi che è da sempre lo scenario delle riflessioni del progetto Antimatter. "Goodbye" è una adeguata chiusura eseguita solo con voce e chitarra dal Nostro, che strizza l'occhio alle composizioni pre-svolta rock.

Il gruppo si è quindi confermato una delle garanzie del roster Prophecy Productions, procedendo nell'esplorazione di altre atmosfere, senza per questo snaturare la propria carica emotiva. "The Judas Table" è una delle uscite più attese per quest'anno da parte mia, anche perché gli Antimatter hanno appena iniziato un nuovo tour europeo che li porterà sperabilmente ovunque, e noi cercheremo di esserci.

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