ANTONELLO GILIBERTO – Journey Through My Memory

 
Gruppo: Antonello Giliberto
Titolo: Journey Through My Memory
Anno: 2015
Provenienza: Italia
Etichetta: Minotauro Records
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TRACKLIST

  1. Demeter
  2. Endless Labyrinth
  3. Journey Through My Memory
  4. Enigma Of Eternal Night
  5. First Day Lights At The Monastery
  6. Avalon's Darkness
  7. And Won Their Freedom
  8. Perfect Dream
  9. Flying With The Dragon
  10. The Art Of Ending
DURATA: 51:39
 

Ogni disco strumentale vive di vita propria, alimentandosi attraverso l'idea originale del proprio compositore. Questo significa che, quando capita di doverne recensire uno, bisogna cercare di sviscerare per bene cosa ha portato alla sua creazione. Per "Journey Through My Memory" il compito è facile, il titolo rivela già da solo tutto quello che ci si può attendere: il buon Antonello Giliberto, mio conterraneo, ci accompagna attraverso un viaggio personale tra ricordi e stili che più hanno segnato la sua forma mentis artistica. Per far ciò, Antonello ha deciso di farsi affiancare da John Macaluso e Dino Fiorenza, due nomi che non solo sanno il fatto loro, ma che si sono amalgamati perfettamente con la vena musicale di Giliberto. Di che vena parlo? Di una tendenza prettamente armonica e neoclassica (fantastica in "Demeter"), di chiaro rimando a nomi quali Malmsteen, Becker o perfino al buon Blackmore più raffinato. Un tocco che viene accompagnato con grazia da passaggi orchestrali, tutti molto cadenzati e studiati in base alle atmosfere affrontate.

È soprattutto il brano che porta il titolo del disco a spiccare fra tutti, con quella sua miscela melodica ma allo stesso tempo rapida e immediata, in cui tutti i componenti della formazione trovano spazio in egual misura. Non mancano i pezzii più lenti ("Enigma Of Eternal Night" e "Avalon's Darkness"), forse un po' troppo lunghi, considerando la loro funzione di inframezzo per il filo conduttore dai tratti power metal sinfonico sicuramente più sviluppato. Proprio questa caratteristica di ripetere e allungare eccessivamente le canzoni si ripercuote su alcune di loro che, se fossero state leggermente più brevi e concise (come "Perfect Dream" o "First Day Lights At The Monastery"; ispirata forse a "Il Nome Della Rosa"? Il libretto allegato non aiuta a saperlo), avrebbero ottenuto un effetto più piacevole. Non voglio essere frainteso: la prova tecnica dei tre è sublime, magnifica e a tratti ipnotica. Eppure si sente mancare un po' quel concetto di esecuzione che esula dal mero tecnicismo, cercando magari soluzioni meno estreme e più varie.

In definitiva un gran bel disco per gli amanti di quel classicismo barocco e accademico. Un'opera che rivela un enorme potenziale e che il sottoscritto, però, vorrebbe vedere applicato a progetti più complessi, senza perdere quel tocco epico e sinfonico che — a differenza di altri prodotti recensiti di recente — non scade nell'auto-elogio.

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