Apostasy - Death Return

APOSTASY – Death Return

Gruppo:Apostasy
Titolo:Death Return
Anno:2021
Provenienza:Cile
Etichetta:Fallen Temple
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TRACKLIST

  1. Intro / Death Return
  2. Jus Primae Noctis
  3. Son Of Hate
  4. Deceased In Funeral
  5. The Great Apostasy – The Night
  6. Praise Of Darkness
  7. Obey The Antichrist
DURATA:39:18

C’erano voluti diciassette anni agli Apostasy — quelli cileni di Valparaíso — per pubblicare The Sign Of Darkness, il loro secondo album e ottimo seguito di Sunset Of The End del 1991. Per fortuna, nel frattempo l’attesa si è ridotta e, tra qualche uscita minore e un sistema di porte girevoli che ha portato a un viavai di gente attorno al solo Cris Profaner saldamente al timone, il quartetto sudamericano è tornato con il nuovo Death Reigns, uscito in patria su Cabalist Records e in Europa tramite Fallen Temple.

Giusto per il tempo di registrarlo, però, perché a oggi la band è (nuovamente) formata soltanto da Profaner e dal batterista Adrian S.O.S. per motivi che non è dato sapere. Non c’è tuttavia alcuna ragione per pensare che gli Apostasy del 2021 possano proporre qualcosa di diverso o — non sia mai — innovativo: ancora una volta ci propinano quel bellissimo e scellerato metal estremo figlio degli anni ‘80 che inglobava tutto ciò che suonava oltraggioso e non si curava di essere definito thrash, death o black.

Death Reigns fa rivivere oggi quella che ai tempi era la materia di svariata gente sparsa tra il Vecchio e il Nuovo Continente, dai primissimi Bathory ai Kreator, fino ai Sepultura e ovviamente agli Slayer di Show No Mercy e Hell Awaits. Facile prevedere quindi un disco molto guitar-oriented, con una caterva di riff e assoli al fulmicotone che, nella migliore delle tradizioni, si ergono a protagonisti assoluti. Avvolti da un’aura oscura e maligna, i 39 minuti di durata si dipanano attraverso brani con bpm a mille e altri più cadenzati, con questi ultimi che a dire il vero mostrano un po’ il fianco, ma niente di troppo problematico perché la carne al fuoco non manca. Basti prendere una “Jus Primae Noctis” per farsi un’idea o ancora i due pezzi da novanta di Death Return a mio parere: il conclusivo “Obey The Antichrist” col suo piglio iniziale quasi doom, ma soprattutto l’epico e variegato “The Great Apostasy – The Night”.

Nostalgia canaglia insomma, ma per fortuna non fine a se stessa: gli Apostasy hanno cacciato un signor disco e non temono certo di fare a spallate nel marasma di band revival del genere. Personalmente ho pochi dubbi che Death Return finirà in rotazione tra gli appassionati dell’old school estremo, quello che invecchia come il buon vino.

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