APOSTASY – The Sign Of Darkness

Gruppo:Apostasy
Titolo:The Sign Of Darkness
Anno:2018
Provenienza:Cile
Etichetta:Fallen Temple Records
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TRACKLIST

  1. Praise Of Darkness
  2. Virgin Sacrifice
  3. Witching Fire
  4. Armageddon Is Near
  5. The Great Damnation
  6. Blackened By Lust
  7. Strife Of The Tormentor
  8. Serpent Spell
  9. Satan Ascends
DURATA:32:00

Breve storia triste (ma anche no): Cile, 1991. Quattro ragazzi, che si presuppone siano rimasti folgorati sulla via di Damasco da ciò che stava accadendo in ambito estremo, pubblicano Sunset Of The End sotto il nome di Apostasy: una vera perla nascosta, dopo la quale Cristián Silva e soci decidono di sparire dai radar. Fast forward fino al 2013, anno in cui la band si riunisce come trio e decide di ristampare quel disco, seguito da una serie di uscite minori e da questo The Sign Of Darkness, sotto l’egida della polacca Fallen Temple.

Oltre al fatto che il buon Silva ha deciso di passare, nella piena maturità della sua vita, allo pseudonimo Cris Profaner, cosa dire di questa band (purtroppo) poco conosciuta nell’Anno del Signore 2018? Si potrebbe dire che, per la gioia di chi apprezza il genere, poco o nulla è cambiato. Le coordinate del loro thrash metal dal sapore maligno e discretamente tecnico sono sempre fisse su quella sottile linea che divideva il genere in questione dal death, ancora in piena evoluzione nei primissimi anni ’90, mantenendosi su una deliziosa ambiguità che gli permette di non scadere nel thrash innocuo ma neanche di spingersi troppo oltre. Se i primi vocalizzi di “Virgin Sacrifice” ci restituiscono qualcosa che suona molto simile a un Tom Araya di primo pelo («TormentoooOOOOOR!»), in molti altri frangenti i primi nomi che vengono in mente sono Ron Royce e i mai troppo lodati Coroner, con la voce molto effettata e l’andamento più cadenzato in quei momenti in cui la cattiveria gratuita viene lasciata un attimo da parte (come a metà dell’articolata “Strife Of The Tormentor”).

Il lavoro instancabile e sempre efficace di Skullfuck (sic) alla batteria e il basso dal suono metallico anch’esso opera di Profaner, il quale si diletta pure in una discreta intro strumentale quasi al termine del lavoro, fanno da ottime fondamenta per le chitarre sempre in primo piano, che riflettono un po’ l’attitudine e la voglia di spaccare il mondo tipica di venticinque o trent’anni fa. I testi, manco a dirlo, sono intrisi di cosmologia, esoterismo, Satana e sacrifici, una summa tanto plateale quanto bella, poiché perfettamente allineata al genere, nonostante al giorno d’oggi certi argomenti facciano sorridere.

Per gli Apostasy, ora come allora, non esiste quindi una netta linea di demarcazione all’interno di quel calderone che era metal estremo e nient’altro e, a costo di sembrare vecchio e noioso parlando di qualcosa che non sono neanche riuscito a vivere in prima persona per motivi anagrafici, penso sia bello così. The Sign Of Darkness è un tuffo nel passato, nell’ingenuità e genuinità di un periodo fondamentale per la nascita e lo sviluppo di certi generi.

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