ARC OF ASCENT – The Higher Key

 
Gruppo: Arc Of Ascent
Titolo:  The Higher Key
Anno: 2012
Provenienza:  Nuova Zelanda
Etichetta: Astral Projection
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TRACKLIST

  1. Celestial Altar
  2. Land Of Tides
  3. Search For Liberation
  4. Redemption
  5. Elemental Kingdom
  6. Through The Rays Of Infinity
DURATA: 43:08
 

Ci sono lavori che attendi, vuoi la conferma che il primo album non è stata un'illusione, sai che la band è di quelle che può fare bene e non vedi l'ora di averli fra le mani. I neozelandesi Arc Of Ascent mi avevano causato non poche polluzioni con il rilascio di "Circle Of The Sun", l'ho letteralmente consumato, l'ho ascoltato, sviscerato e ne sono rimasto estasiato quindi la notizia dell'arrivo del suo successore non poteva che farmi scattare sugli attenti.

È arrivato, finalmente è arrivato fra le mie mani "The Higher Key". Il timore d'inserirlo nello stereo ed essere deluso, anche solo in parte, era grande, ho guardato per un po' l'artwork, ancora una volta profondamente spirituale nel contenuto, ma orientato anche figurativamente a qualcosa di meno astrale e celestiale a favore di una ritualità maggiormente tribale e carnale, poi mi son deciso, era giunta l'ora di fare il passo, ho aperto quindi il cassettino del lettore, premuto il tasto play e: meraviglia!

Dieci secondi di "Celestial Altar" bastano per cancellare, rimuovere e fanculizzare qualsiasi ombra di dubbio sul fatto che mi sarei ritrovato per l'ennesima volta dinanzi a un gran disco, neanche il cambio di chitarrista sembra aver inciso negativamente, infatti l'ascia che produce riff stupendi di matrice sabbathiana-desertica non è più Matt Cole-Baker, ma Sandy Schaare, non so da dove provenga questo musicista ma la sostanza non è cambiata.

La natura del suono si è mantenuta splendidamente ancora a quelle radici che fanno di Black Sabbath con i Kyuss a seguito la loro ragione di vita, che non si stancano mai di venerare come il proprio credo formazioni quali Monster Magnet, Cathedral, sino a giungere alle derive stupefacenti dei viaggi di Hawkwind e del kraut-rock fluttuante che ne incorniciano l'esistenza.

Stesso identico numero di brani in scaletta, sono sei come quelli che davano vita a "Circle Of The Sun", anche il minutaggio è similare, quest'ultimo è di poco più breve, e le emozioni come la navigazione all'interno dei sensi orientati ad assorbire ed essere piacevolmente frastornati dall'acidità psichedelica condita dal gusto melodico inebriante di "Land Of Tides", il muoversi in terreni oscuri e mistici perdendovisi alla ricerca della chiave di volta in "Search Of Liberation", lo sprofondare in lande doom di "Redemption", che potreste immaginare come un pezzo più rock degli Electric Wizard strafatti, l'elementare formula dell'immediata e bastarda "Elemental Kingdom", abbellita dall'assolo dai contorni orientaleggianti, e la distesa sconfinata della quale "Through The Rays Of Infinity" si fa carico, emanano una vibrazione costante e indomita.

Un'esplorazione che alterna escursioni in abissi apocalittici ad altre nelle quali raggiunge vette celestiali, suoni ipnotici, ritornello che ti si stampa a fuoco nel cervello e al contrario della quiete cosmica trasmessa, l'effetto su di me è stato opposto, mi ha messo su tanta di quell'adrenalina che avrei potuto spostare un camion a testate.

Sinceramente non so decidermi fra quale dei due album sia meglio, gli orgasmi ad ogni passaggio nel lettore sono stati molteplici e aggiungere che le prestazioni dei singoli siano decisive è quanto meno ovvio quanto dovuto, non si può in nessun modo evitare di rendere omaggio alla voce e al basso di Craig Williamson e a un batterista, John Strange, che al momento si colloca fra i migliori in assoluto all'interno della scena.

Basta tirarla per le lunghe, gli Arc Of Ascent sono una stella luminosa e "The Higher Key" la riprova che hanno intenzione di brillare a lungo, l'acquisto di un disco simile è un obbligo morale nei confronti del vostro amore per l'arte stoner-doom, come tale va rispettato. Comprate, comprate, comprate "The Higher Key"!

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