ARCHGOAT – Whore Of Bethlehem

 
Gruppo: Archgoat
Titolo: Whore Of Bethlehm
Anno: 2006
Provenienza: Finlandia
Etichetta: Hammer Of Hate Records
Contatti:

Sito web  Facebook

 
TRACKLIST

  1. Invocation
  2. Angel Of Sodomy
  3. Lord Of The Void
  4. Dawn Of The Black Light
  5. Luciferian Darkness
  6. Desecration
  7. Black Crusade
  8. Whore Of Bethlehem
  9. Grand Marshall Of The Black Tower
  10. Hammer Of Satan
DURATA: 35:38
 

Ricordo ancora il clamore che suscitò in ambito underground l'uscita di "Whore Of Bethlehem" tre anni or sono. I folli Archgoat — attivi dal 1989 fino alla fine del 1993, per poi riformarsi nel 2004 — avevano sino allora rilasciato due demo e un ep live, e nessuno si sarebbe aspettato un ritorno tanto devastante e brutale con un album uscito per la Hammer Of Hate.

I dieci capitoli partoriti dalla mente perversa dei tre finlandesi consistono in brutale Black-Death infarcito da fetidi mid tempo che appesantiscono ancor di più (e non in senso negativo) la "cappa" densa e schiumosa d'odio che avvolge ogni singola nota, a cominciare dall'intro che ci proietta direttamente in un'atmosfera infernale, materializzando i nostri peggiori incubi. È compito arduo nominare una canzone che spicchi sulle altre, dal momento che tutte contribuiscono a tenere alta la tensione. Sicuramente "Angel Of Sodomy" rappresenta uno dei capitoli più ossessivi e "oltranzisti" del disco e non oso immaginare quale putiferio possa scatenare in sede live.

La produzione è rozza, ma lascia gli strumenti distinguibili: chitarre ruvide che fendono l'aria con un riffing semplice tuttavia di grande effetto, accoppiato alle ritmiche martellanti della batteria; meritano un elogio a parte le linee vocali di Lord Angelslayer, un growl gutturale e disumano che amplifica la dimensione claustrofobica e soffocante che si respira.

È difficile non restare affascinati dalla canzone che dà titolo al lavoro, la quale alterna strutture incalzanti ad altre veloci e letali come una manciata di proiettili. I brani sono istintivi e suonati — oserei dire — con un feeling primordiale, al fine di risvegliare le nostre pulsioni più recondite e bestiali: basti ascoltare "Grand Marshall Of The Black Tower", uno dei più blasfemi e feroci proposti dai finnici. Essi causano un annichilimento a livello sia fisico che mentale e in questo gli Archgoat sono dei veri e proprio maestri, forse uno dei pochi gruppi in grado di raccogliere l'eredità dei Blasphemy.

In uno stile come il Black-Death metal, in cui risulta difficile non ripetersi e spesso vengono rilasciate uscite dove a fatica si supera la quinta traccia, gli Archgoat rappresentano un'eccezione, sfornando un album godibile e scorrevole nella sua interezza, senza stravolge i canoni del genere. Il diavolo non poteva trovare adepti migliori per le sue litanie di morte…

Facebook Comments