ARCHITECT OF SETH – The Persistence Of Scars

 
Gruppo: Architect Of Seth
Titolo:  The Persistence Of Scars
Anno: 2013
Provenienza:   Francia
Etichetta: Great Dane Records
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TRACKLIST

  1. LFDY
  2. Engender Of Confusion
  3. Transhumance Astrale
  4. Embrace Of Anguish
  5. Hybrid Consuming Flesh
  6. Tears Empty Of Sadness
  7. Teacher Of Nocturna
DURATA: 37:48
 

Gli Architect Of Seth sono un progetto di death metal tecnico nato dalla mente di Paul Rousseaux (voce, chitarra, programming). Inizialmente erano stati concepiti come una one man band, ma il musicista sembra aver trovato nella figura del chitarrista Yohann Kochel la spalla ideale. Dal 2006 al 2012 la formazione aveva dato alla luce esclusivamente due demo, "Eldorado" (2006) e "Pax Labor" (2007), mentre il 2013 ha visto l'uscita dell'album di debutto "The Persistence Of Scars", supportato dall'etichetta connazionale Great Dane Records.

Sin da subito, purtroppo, devo rivelare la mia delusione nei confronti di un disco che avrebbe tanto da dire, ma che è capace di autoannullarsi. Il modo di comporre non manca di spunti apprezzabili nell'uso delle armonie, nell'inaspettata inclusione della chitarra acustica e di sezioni folcloristiche (la prima fa capolino nell'apertura di "LFDY", la seconda trova il suo posto nella conclusiva "Teacher Of Nocturna") e nella volontà di mutare le dinamiche ritmiche con dovuta costanza. Non c'è tuttavia coerenza nell'esposizione e molte delle evoluzioni compiute all'interno dei pezzi sono un mero e continuo sfoggio di riff su riff e varianti melodiche, abili per lo più nel farti perdere il filo della situazione.

L'album contiene tracce come "Transhumance Astrale" e "Hybrid Consuming Flesh" che evidenziano la padronanza dello strumento in possesso degli Architect Of Seth; allo stesso tempo però mettono in risalto come il sistema estremamente macchinoso da loro creato, oltre a divenire una spina nel fianco di chiunque abbia intenzione di seguire l'andazzo nel pezzo, sia capace di rendere praticamente quasi nulla la consistenza della prestazione vocale. Essa è chiamata in causa raramente e non le è concesso lo spazio vitale sul quale potersi esprimere, venendo seppellita sotto il fiume di chitarre, regine incontrastate della situazione, impegnate nell'estenuante compito di sciorinare note su note.

A chi consigliare l'ascolto di "The Persistence Of Scars"? Probabilmente i fanaticissimi fruitori di realtà come Necrophagist e Obscura potrebbero trovare del buono; e del buono c'è, nel marasma d'idee che gli Architect Of Seth vi hanno racchiuso. Per i restanti invece credo proprio sia il caso di evitarlo.

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