ARCHON – The Ruins At Dusk

Informazioni
Gruppo: Archon
Anno: 2010
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: http://www.myspace.com/archondoom
Autore: Mourning

Tracklist:
1. Helena (Ruins At Dusk)
2. Nature Is Satan's Church
3. The Hymm Of Mendregard
4. The Fate Of Gods

DURATA: 56:43

ARCHON - The Ruins At Dusk "For a short time, we will be offering the digital release as a "name your own price" download on our official site – ArchonDoom.com – pay what you want, what you can… We don't create this music to make money, simply want it to sustain itself".

Aprire una recensione con una citazione non sarà il massimo ma può servire a chi legge per inquadrare quali siano le reali motivazioni che spingono una band a impegnarsi per creare una propria opera.
Non ho resistito e ho quindi preso in prestito le parole che gli statunitensi Archon hanno inserito nel blog che annunciava l'uscita del debutto "The Ruins At Dusk" e ve le propongo, le avrete sicuramente viste in altra forma pubblicate anche da tanti altri act che si sbattono per mantenere vivo quel senso di underground e supporto artistico reale che non corre forzatamente dietro alla moneta.
E' un concetto che va sempre sottolineato e condiviso se si prova un amore puro verso la musica (in questo caso) che come tutte le forme di pensiero ed espressione, per quanto molti non comporti alcuno sforzo, ma non è così, costa lavoro, passione, la messa in gioco della personalità di chi crea e una ricompensa morale ed economica non può che esser gradita e lo sarà rispettando i canoni di qualità, capacità o il sapersi vendere.
Mi premeva fare questa premessa perchè girando sulla rete di free download e operazioni simili ne trovo tanti e vi posso assicurare che spesso e volentieri si rimane soddisfatti del prodotto e il combo americano n'è conferma.
La proposta è uno stoner/doom pachidermico, pesante, drogato di psichedelia e incline a porgere il fianco alla scia più greve interna al genere.
Sono solo quattro i brani che compongono l'album ma in totale avrete a disposizione quasi un'ora di musica, dovete pensare infatti che "The Hymn Of Mendregard" con i suoi quasi dieci minuti è la più breve del lotto.
I ragazzi sanno bene come giostrarsi, si sente che vanno avanti a pane e release del genere, tutte le peculiarità classiche dello stile vengono rispettate e sfruttate per fornire dinamicità, profondità e una mole devastante che gode di una fruibilità altissima, è davvero piacevole ascoltare delle canzoni che seppur mastodontiche per dimensione scorrano lisce come se si affrontasse un episodio di durata nella norma (quattro – sei minuti).
Le atmosfere com'è logico sono una parte essenziale del vissuto di "The Ruins At Dusk" che è condito da ridondanze ossessive e solchi di stampo desertico/fangoso al limite ma non sludge, di fraseggi e vocalità dedite a rendere eterea l'aria malsana e piena di polveri, sollevata dalla prestanza del riffing quanto disposta a divenire claustrofobiche e confinante col funeral e attingere dalla cattiveria blackish, l'esempio calzante è "Nature Is Satan`s Church" in cui gli affluenti che costituiscono l'ispirazione per l'erezione di tale monolite nero confluiscono in un'unica e greve direzione.
Cosa c'è di più affascinante per uno che segue il movimento Doom di metter su un disco che dona delle lunghe e pesanti sezioni strumentali prima dello sfogo offerto da una voce acida?
C'è anche la presenza di un velo grigio costante, una sorta di malinconica presenza che accompagna nel viaggio l'ascoltatore e che nell'ultima e monumentale "The Fate Of Gods" acquisisce un ruolo più prominente, le chitarre sono meno aspre, maggiormente rivolte a decantare un oblio crescente e dirompente ma cercare ed evidenziare la natura di cui "The Ruins At Dusk" si fa carico non è poi così facile come compito, più lo si manda in circolo e più vi è la possibilità d'entrare in contatto con quelle minuzie che lo elevano a lavoro sopra la media puntando il dito in primis sulla prova umorale che sembra dirigere lo sguardo verso un infinito cielo in cui le stelle non trovano posto.
Potrei soffermarmi sulla produzione, su come il wah wah mi dia delle scariche di piacere infinite e su altri aspetti che comunque risulterebbero secondari se messi a confronto dell'unica cosa che vale per dare un giudizio sul platter: l'on air.
Da un debutto non ci si poteva attendere di meglio, non inventano, non saranno unici ma sanno come far passare un'ora in buonissima compagnia a un amante del genere, segnatevi questo nome Archon, merita il vostro appoggio.

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