Archvile King - À La Ruine | Aristocrazia Webzine

ARCHVILE KING – À La Ruine

Gruppo: Archvile King
Titolo: À La Ruine
Anno: 2022
Provenienza: Francia
Etichetta: Les Acteurs De L’Ombre Productions
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TRACKLIST

  1. Chroniques Du Royaume Avili
  2. Mangez Vos Morts
  3. Celui Qui Vouvoie Le Soleil
  4. Atroce
  5. Dans La Forteresse Du Roi Des Vers
  6. À La Ruine
  7. Vêpre I
  8. L’Artisan
  9. Cheating The Hangman
DURATA: 38:41

Black metal e one man band sono due realtà che sovente vanno di pari passo, come nel caso di Archvile King, progetto solista di Nicolas “Baurus”. Le informazioni biografiche sul musicista sono piuttosto scarne: al momento sappiamo soltanto che è attivo dal 2019 in quel di Nantes, che À La Ruine, uscito a febbraio per gli alfieri del Male di Les Acteurs De L’Ombre, è il suo debutto sulla piena lunghezza e che il disco arriva a due anni di distanza dall’EP autoprodotto Vile.

Se Vile, ripubblicato sempre da LADLO come parte di uno split insieme ai connazionali Simulacre, si componeva di quindici minuti di feroce e scanzonato thrash screziato di metallo nero, in À La Ruine si avverte un deciso cambio di registro. Il minutaggio supera abbondantemente la mezz’ora e il black metal acquista un ruolo preminente, mentre un songwriting più attento, seppur ancora acerbo sotto alcuni aspetti, aggiunge spessore ai singoli episodi, donando a ciascuno di essi una spiccata identità.

L’introduzione narrata e le chitarre pulite di “Chroniques Du Royaume Avili” sembrano voler condurre l’ascoltatore in un’epoca passata, tra castelli e cavalieri, ma il black quadrato e graffiante della successiva “Mangez Vos Morts” lo trascina con violenza verso il Nord Europa. Il suono di Archvile King è una sorta di pendolo in costante oscillazione tra le algide atmosfere della scena scandinava e le melodie cariche di suggestione del medieval black metal francese, con una certa predilezione per quest’ultima interpretazione del genere. Ne sono prova tangibile la title track, tre minuti strumentali che sembrano voler richiamare da lontano gli intermezzi acustici di gruppi come i Véhémence, oppure episodi dal sapore epico quali “Dans La Forteresse Du Roi Des Vers” o “L’Artisan”, il brano meglio riuscito dell’intero disco. Non mancano incursioni verso altri lidi, come le suggestioni post-metal di “Vêpre I” o il thrash ottantiano di “Cheating The Hangman”, apprezzatissima traccia bonus.

Ciò che invece manca è una sintesi tra i vari spunti. Ascoltanto À La Ruine si ha come l’impressione di trovarsi davanti a un canovaccio su cui Baurus ha sperimentato diverse idee alla ricerca del suono più confacente alle proprie necessità. L’album rimane comunque godibile e testimonia la crescita di Archvile King, il cui potenziale non viene però espresso al meglio.