ARKHAEON – Beyond

 
Gruppo: Arkhaeon
Titolo: Beyond
Anno: 2016
Provenienza: Svizzera
Etichetta: Bergstolz
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TRACKLIST

  1. Beyond
DURATA: 33:56
 

Nel 2014 il nostro svizzero Ul Fieschi ci aveva presentato i suoi compatrioti Arkhaeon, freschi di debutto con un album black metal intitolato "Deathprayer Evangelium". Si trattava di un disco particolare, prolisso, affascinante e di non semplice lettura. Uno di quelli che richiede il giusto impegno e un alto numero di giri nel lettore, prima di apprezzarne o detestarne il contenuto.

Sul finire del 2016 la misteriosa band elvetica ha stampato il secondo album, "Beyond", cimentandosi in una proposta ostica da affrontare e ancora una volta decisamente intrigante, condensando la propria vena compositiva all'interno di un'unica traccia.

Ortodossia, progressione, sinfonismo e tematiche che scavano nelle profondità dell'io umano si intersecano. Sonoramente, si viene inghiottiti da una musicalità dall'animo duale, nella quale sono presenti frangenti in cui la cattiveria del blast beat e il tremolo picking delle chitarre la fanno da padroni, così come momenti di stasi, di quiete grigia in cui affiorano reminiscenze vagamente drone; intermissioni tastieristiche e dall'ampia concentrazione melodica che ne abbelliscono e infittiscono l'incedere, poi attimi in cui la voce diviene sommessa, recitata e sinistra.

Col trascorrere dei minuti, si va modellando un occulto rituale all'interno del quale lucida introspezione e istintività si contrastano alla ricerca dell'al di là («In the woods of our mind / Find our beyond, in the core of our being / Find our beyond, in the desert of our soul / Find our beyond, in the corners of our existence / Find our beyond»), ponendo domande («Can you see his plans? O can you see our future?») o anche delle vere e proprie richieste («Tell me who I am / Who I want to be / Who I need to be / What I see / What I need to hear / What is real / What I want to feel / How I can cope / How I can cease to elope») nei confronti dell'infinito, di ciò che è terreno e divino, delle avversità da superare e dei limiti dell'umano stesso.

Una lunga riflessione su come la concezione di verità non sia incentrata su ciò che spesso riteniamo essere tale, bypassando il fatto che non sia in grado di controllare l'universo («we concentrate our attention on ourselves and to realize the truth hidden in this body with the clear conviction that the truth that is realized within is the same truth that prevades and controls the whole universe») e tenendo in considerazione come questo corpo di carne sia un tramite perfetto, un elemento capace di connettere microcosmo e macrocosmo («The human body, is the best medium for realizing the truth. This body is not merely a thing in the universe, it is an epitome of the universe, a microcosm in relation to the macrocosm»).

Deliri di un insonne? Può darsi: sono da poco passate le tre del mattino e per la settima volta consecutiva mi accingo a immergere l'udito nella lunga composizione, in compagnia del libretto contenente il testo. Premendo «pausa» e ripremendo «play», procedo nel tentativo di avvicinarmi a quanto realizzato dagli Arkhaeon, ovvero un lavoro che a ogni sessione sembra consegni una nuova sfaccettatura da interpretare. Una nuova sfaccettatura anche da far mia: motivo per il quale mi sono ripromesso di approfondirlo ulteriormente nei mesi a venire. Non mi rimane che invitarvi all'ascolto: fatelo con calma, assaporatelo e vedrete che riuscirà a far breccia sia nell'orecchio che nel portafogli.

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