Ars Magna Umbrae - Apotheosis

ARS MAGNA UMBRAE – Apotheosis

Gruppo:Ars Magna Umbrae
Titolo:Apotheosis
Anno:2020
Provenienza:Polonia
Etichetta:I, Voidhanger Records
Contatti:Facebook  Youtube  Bandcamp  Instagram  Spotify
TRACKLIST

  1. Through Fields Of Asphodel
  2. She Who Splits The Earth
  3. On The Wings Of Divine Fires
  4. Apotheosis
  5. Mare Tenebrarum
  6. Oracle Of Luminous Dark
  7. Of Divine Divergence
  8. Ignis In Tenebris
DURATA:38:52

A due anni dal buonissimo Lunar Ascension torna Ars Magna Umbrae, il progetto solitario dell’enigmatico Kthunae Mortifer. Di origini greche per parte di padre, il polacco scoperchia nuovamente il suo calderone infernale pieno di black metal dissonante, interpretato con un’attitudine più che personale e caratteristica, e ci regala questo Apotheosis ancora una volta per mezzo di I, Voidhanger Records.

Il percorso malignamente tracciato dal disco di debutto viene ripreso su Apotheosis con rinnovata ispirazione: la scrittura, che pure già raccontava molto delle doti di musicista di K.M., soprattutto sul versante chitarristico, se possibile si arricchisce di sfumature; ogni passaggio appare limato e inserito con cura nel grande mosaico devoto all’oscurità che è quest’album. Quella notte plutoniana famosa per Il Corvo di Edgar Allan Poe è lo sfondo su cui si stagliano riff sghembi e contorti e, occasionalmente, si aprono melodie dotate di un discreto potere evocativo. Plutoniana come l’oscurità che vive il pianeta nano del nostro sistema solare, o come quella che domina l’Averno: la mitologia greco-romana è sempre presente tanto nella sostanza quanto nella forma invocatoria di ogni brano, un altro tratto che sembra delinearsi come distintivo dell’opera di Ars Magna Umbrae.

Le invocazioni sono rivolte alle ctonie, divinità sotterranee e personificazioni di forze terrestri come quelle sismiche e vulcaniche. La prima a essere invocata in “She Who Splits The Earth” sembra proprio una ctonia, magari Gea, potenza divina della Terra stessa, padrona di tutto ciò che scorre sotto la superficie. Apotheosis è un album sotterraneo, che si muove sotto la crosta della coscienza umana squassandola con movimenti tettonici storti eppure stranamente organizzati secondo un disegno che punta in alto, all’apoteosi, appunto, a una celebrazione non solo allegorica ma fisica, se possibile. Un viaggio di trasformazione che riporta alla mente i misteri eleusini, a Enesidaon (scuotitore della terra), la forma ctonia di Poseidone, a quei riti iniziatici fra i più famosi dell’Antica Grecia. L’Io dei testi di Ars Magna Umbrae si identifica come figlio del Tridente, non a caso, e si getta negli abissi senza fondo del “Mare Tenebrarum” e annaspa nell’oscurità più nera per indagare se stesso. Le invocazioni sono a metà fra la disperazione e la consapevolezza; quest’ultima si fa via via sempre più concreta, lungo un cammino spaventoso rischiarato dalla luminosa oscurità (in “Oracle Of Luminous Dark” c’è spazio per un bell’assolo di chitarra del nostro Gabriele Gramaglia) di figure femminili, fino ad abbracciare la verità in un crescendo drammatico. La lentezza asfissiante di “Of Divine Divergence” si può quasi toccare, come il buio massiccio di cui è fatta la conclusiva, catacombale “In Tenebris Ignis”.

Un lavoro confezionato con vera arte oscura, e con un’attenzione maniacale per le minuzie, cosa che fa quasi sorridere se pensiamo che Apotheosis è un album devoto all’oscurità assoluta. Ars Magna Umbrae, assieme a Onirik, è senza alcun dubbio una delle realtà che, ora come ora, meglio interpretano il black metal dissonante, perché lo interiorizzano e lo rendono materia malleabile, così che prenda forme nuove e personali.

Facebook Comments