Ars Veneficium - Usurpation Of The Seven

ARS VENEFICIUM – Usurpation Of The Seven

Gruppo:Ars Veneficium
Titolo:Usurpation Of The Seven
Anno:2020
Provenienza:Belgio
Etichetta:Immortal Frost Productions
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TRACKLIST

  1. Hymns Of Chaos
  2. Wrath Of Life
  3. Devour The Light
  4. In Sin, Bred By Madness
  5. De Luiaard Heerst
  6. In The Fires Of Eternity
  7. 7
  8. Under The Wings Of Beautiful Darkness
  9. The Flame Of Endless Yearning
DURATA:38:02

Gli Ars Veneficium sono un gruppo con una tabella di rodaggio progressiva, sia perché S. (che ha un impiego a tempo pieno come tanti altri comuni mortali) è impegnato in altri progetti musicali e nella gestione della stessa Immortal Frost Productions, sia perché il quintetto belga ci tiene a fare le cose come si deve. Tanto l’attività dell’etichetta quanto quella del gruppo sono seguite da Aristocrazia fin da tempi non sospetti, e oggi tocca proprio all’ultimo malefico lavoro di S. e soci.

Usurpation Of The Seven arriva dopo quattro anni e un cambio di bassista (Y. al posto di Lava) dal discreto The Reign Of The Infernal King, segnando un bel salto in avanti rispetto ai pur buoni trascorsi della band. Missaggio e masterizzazione sono nuovamente curati da Owe Inborr (già polistrumentista e tecnico per Dispyt e Ondfødt, tra gli altri), e mettono ordine alle tracce registrate in luoghi e momenti diversi dai vari componenti del gruppo, segno che questo disco non vuole suonare caciarone: gli Ars Veneficium sono infatti una piccola orchestra al servizio del Maligno — pur senza archi, fiati o tastiere — capace di incarnare potenza ed eleganza coi soli basso, chitarre (una solista e una ritmica) e batteria. L’usurpazione dei sette (peccati capitali) prosegue, come era lecito aspettarsi, sugli standard tipici del black melodico con meno fronzoli possibili, senza inutili trovate che spesso sfociano nel kitsch.

Dopo una brevissima introduzione i belgi scatenano la devastazione con “Wrath Of Life” e con una raffica micidiale di blast beat e riff sulfurei; lo spirito dei Keep Of Kalessin aleggia più incombente del solito anche nella tuonante “Devour The Light” e nella sua invocazione del Leviatano, così come sulla disillusa “In Sin, Bred By Madness”. Oscurità, pessimismo e anticonformismo sono alcuni dei pilastri portanti di quest’album, che a un occhio e a un orecchio disattenti può sembrare l’ennesimo compendio di blasfemia fine a se stessa: invece S. gioca a spiazzare e infila a metà album “De Luiaard Heerst” (l’ignavia regna), con testo in fiammingo e poesia del greco Kostantinos Kavafis (La Città, nella fattispecie) recitata in lingua originale da V.Priest degli Acherontas. L’ineluttabilità del male fa impennare il cornometro su “In The Fires Of Eternity” e nella strumentale “7”, che con un finale malinconico ci traghetta verso i brani conclusivi di un disco maturo e bilanciato. “The Flame Of Endless Yearning” sigilla un viaggio infernale fra le debolezze umane, raccontato senza scadere nel didascalico e con una padronanza dei propri mezzi che fa ben sperare.

Il male in Belgio è più vivo che mai.

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