Ashtar - Kaikuja

ASHTAR – Kaikuja

Gruppo:Ashtar
Titolo:Kaikuja
Anno:2020
Provenienza:Svizzera
Etichetta:Eisenwald Tonschmiede
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TRACKLIST

  1. Aeolus
  2. Between Furious Clouds
  3. Bloodstones
  4. The Closing
  5. (She Is) Awakening
DURATA:38:57

Provenienti dalla città frontaliera svizzera di Basilea, che ha la particolarità di confinare con due stati differenti (Francia a nordovest e Germania a nordest), i coniugi Lehtinen fanno coppia, oltre che nella vita privata, anche in campo musicale: sono infatti i due componenti degli Ashtar, band attiva dal 2012 che ben cinque anni fa esordiva con Ilmasaari (isola dei cieli in finlandese), ottima prova di come si possano coniugare due generi apparentemente lontani quali lo sludge-doom e il black metal. Dopo ben cinque anni di silenzio, il duo torna al lavoro reclutando addirittura Sir Greg Chandler (mastermind di Esoteric e Lychgate) al mix e al mastering, e firmando per la tedesca Eisenwald. Il risultato porta il nome di Kaikuja (eco in finlandese) e si sviluppa in cinque tracce scritte interamente in inglese, a dispetto del titolo dell’album, in cui lo sludge la fa da padrone, pur deviando molto spesso su territori black metal, prevalentemente per ciò che riguarda il comparto vocale e chitarristico.

Le velocità restano contenute sulla gran parte del disco, fatta eccezione per qualche sfuriata di tanto in tanto, ma le influenze black metal si fanno sentire di più rispetto al primo album, forse non tanto in termini di quantità di blast beat o di riff in tremolo picking, quanto di atmosfere evocate all’ascolto. Per quanto ricco di riff ciccioni suonati su accordature ribassate ed enfatizzati da una produzione impostata sulle frequenze basse, Kaikuja riesce a trasportare l’ascoltatore più ricettivo in una sorta di viaggio nei meandri del cosmo evocato, oltre che dalla musica, anche dai testi degli Ashtar. Uno degli aspetti che risaltano subito all’orecchio è la varietà dei suoni di chitarra, che spaziano dalla distorsione satura di bassi a lead eterei, fino ad arrivare ad arpeggi puliti con estrema facilità. Marko Lahtinen si cimenta più che discretamente dietro le pelli, passando da momenti lenti e cadenzati a blast beat come se nulla fosse; ottima prova anche quella della cantante Witch, la quale si occupa pure del basso — particolarmente presente e capace di uscire allo scoperto quando serve — e del violino, che completa il già ampio spettro sonoro degli Ashtar, arricchendolo di passaggi spettrali da manuale, come quello che chiude l’album.

Tra le cinque tracce, “Between Furious Clouds” è sicuramente la più ispirata: i quasi quattordici minuti che la compongono sembrano essere molti di meno e vedono susseguirsi una serie di passaggi sempre più intensi, che costituiscono una sorta di crescendo della tensione che non arriva mai al suo culmine, lasciando l’ascoltatore in sospeso, come ad attendere l’esplosione finale che non arriva mai. In termini compositivi, Kaikuja costituisce senza dubbio un passo in avanti rispetto al precedente album, pur non senza svelare le sue pecche già dai primi ascolti: le varie parti si sovrappongono e si susseguono sempre nella stessa maniera, con il riff principale sul quale si innesta una seconda melodia o un altro riff che poi diviene a sua volta principale e funge da innesto per il successivo, e il tutto si ripete senza troppi stacchi, finendo col divenire prevedibile.

In conclusione, Kaikuja è un album che segna la maturità artistica del duo svizzero, capace di coniugare influenze doom, sludge e black metal per dare vita a uno stile personale, e che — supportato da una produzione particolarmente azzeccata — regala ottimi momenti all’ascoltatore più smaliziato, ma che rischia anche di annoiare dopo qualche ascolto a causa una scrittura a volte un po’ troppo banale. Gli Ashtar hanno sicuramente fatto passi da giganti rispetto agli inizi, tuttavia c’è ancora della strada da fare.

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