Asofy - Amusia

ASOFY – Amusia

Gruppo:Asofy
Titolo:Amusia
Anno:2020
Provenienza:Italia
Etichetta:Avantgarde Music
Contatti:Sito web  Bandcamp  Spotify  Soundcloud
TRACKLIST

  1. Agnosia
  2. Palinodia
  3. Amusia
  4. Residuo
  5. Allucinazione
  6. Distonia
  7. Alterazione
  8. Ricordo
DURATA:56:26

La premessa con la quale mi approccio a recensire l’ultimo lavoro degli Asofy è che sarò onesta, chiarendo fin da subito la mia ignoranza in materia: il progetto di Tryfar — polistrumentista nonché grafico di Avantgarde Music — mi era completamente sconosciuto prima di trovarmi tra le mani il suo quarto disco, Amusia, realizzato in completa autonomia dalla A alla Z. La classica occasione per approfondire e immergersi nel percorso creativo di una band.

Le fondamenta su cui poggia Amusia sono due: a livello tematico tutto ruota intorno al libro Musicofilia di Oliver Sacks, in cui il neurologo ha esplorato fenomeni psico-fisiologici e il loro peculiare nesso con la musica; a livello tematico Tryfar prende ispirazione da una serie di scrittori, principalmente il francese Josif-Karl Huysmans e il suo À Rebours (Controcorrente). Tryfar espande i concetti di Sacks (l’amusìa è la perdita della capacità di riconoscere la natura musicale dei suoni) portandoli su un piano sociale, incrociando percezioni sensoriali con la mancanza di empatia e le difficoltà relazionali in genere.

Il contorno musicale a una tematica così ambiziosa è un azzeccato quanto indefinibile mix di sonorità di cui il black metal non è che una componente minoritaria, qualcosa a cui l’etichetta piuttosto vaga di dark metal calza abbastanza a pennello. Il disco è un continuo oscillare tra momenti più standard e tendenti al doom e parti più destrutturate, in cui sequenze di suoni slegati l’uno dall’altro contribuiscono a creare un ambiente delicato e riflessivo, ma al contempo quasi deviato; sensazioni particolari che trovano probabilmente il loro apice in “Residuo”, un’apparente accozzaglia di strumenti messi alla rinfusa (compreso un pianoforte che rimanda alla prima metà del Novecento) che però centra l’obiettivo, destabilizzando in un certo modo l’ascoltatore e giocando con percezioni sonore eterogenee.

Con Amusia, gli Asofy hanno partorito un lavoro molto interessante che testimonia il valore del progetto di Tryfar più di altri che, nonostante magari una bellezza formale, faticano a comunicare qualcosa. Un disco godibile anche grazie a tracce dalla durata abbastanza ridotta (a parte un paio di casi) e facili da seguire, cariche di emozioni sì negative visto il genere proposto, ma a cui è semplice lasciarsi andare.

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