ASOFY – Percezione

 
Gruppo: Asofy
Titolo: Percezione
Anno: 2013
Provenienza: Italia
Etichetta: Avantgarde Music
Contatti: Sito web  Bandcamp
 
TRACKLIST

  1. Luminosità
  2. Saturazione
  3. Ombra
  4. Oscurità
DURATA: 48:08
 

Questo è il mio primo contatto con la creatura Asofy, a lungo progetto solista del milanese Tryfar, oggi duo grazie all'aggiunta del paroliere e cantante Empio, ed è un contatto foriero di sensazioni diverse. Dopo qualche anno di silenzio, il nome Asofy si riaffaccia quindi sul mondo e sulle pagine di Aristocrazia (a suo tempo, già venne trattata la collaborazione con Sleeping Village): con quattro tracce per quasi cinquanta minuti di musica, "Percezione" è un disco ambizioso, la cui idea alla base è indubbiamente intrigante e potenzialmente di sicuro interesse, ma che in alcuni frangenti non riesce a raggiungere l'obiettivo propostosi.

Anzitutto, sia dalle descrizioni ufficiali sia dagli elementi del disco stesso, è facile intuire come l'insieme dei brani si ponga dinanzi all'ascoltatore con un piglio intimista, particolarmente improntato alla sfera sensoriale, segnatamente a quella visiva: se però è facile intuire come il viaggio che è l'ascolto di "Percezione" si preponga di trascinare l'ascoltatore in un vortice verso il basso, il nero e l'assenza di luce, meno spontaneo è riconoscere questo genere di sensazioni ascoltando il lavoro di Tryfar ed Empio. L'umore che permea il poker di composizioni non riesce a incidere quanto vorrebbe, poiché il ritmo, le atmosfere, i suoni con cui il disco inizia, sono gli stessi con cui finisce. Il che, in un climax concettuale, solitamente non è un buon segno.

La musica, molto estraniante e orientata alla prevalenza chitarristica, si fa forte di scambi e passaggi tra riff al limite del blackgaze e note ripetute e ripetute da una sei corde acustica sommessa e alienata; il risultato finale è un black in costante downtempo (tolta una lieve accelerazione in "Saturazione", l'eccezione che conferma la regola) che strizza un occhio, se non due, alle contaminazioni più doom e cadenzate, lontanissimo dai lidi maggiormente estremi del genere, bensì orientato verso terre molto più urbane e calde. Il clima è molto piacevole (il corsivo è d'obbligo, visto il genere in questione), tuttavia la poca varietà mina la possibilità di goderne per tutti i quarantotto minuti che compongono l'album.

Alle linee musicali si aggiunge la variegata interpretazione di Empio dietro al microfono: i suoi sussurri e l'alternanza tra questi e roche urla forniscono al lavoro un'indubbia personalità fondata sul forte contrasto, quasi dissonanza, tra il piano vocale e quello strumentale. Il rischio della decontestualizzazione è però dietro l'angolo: se le linee musicali sono mediamente omogenee per tutta la durata del disco, mentre quelle vocali variano più o meno regolarmente, risalire alla ratio, al criterio di scelta operato dai due musicisti per approdare a queste soluzioni è piuttosto ostico. Per farla breve, viene da chiedersi: «perché ora sussurra e ora invece urla?» Per rispondere a questa domanda indubbiamente farebbe comodo avere i testi (tutti in italiano, e quella della lingua madre è come sempre scelta azzeccatissima quando si vuole puntare a una maggiore empatia) delle quattro tracce sott'occhio, per poter seguire il viaggio che Empio ci racconta con maggior cognizione di causa.

Condensare in una frase finale lo spettro di sensazioni collegato agli Asofy è impossibile: il duo nostrano ha personalità e si è lanciato in un ostico percorso di autodeterminazione e affermazione personale. Il risultato è ancora lungi dall'essere perfetto, ma il solo mettersi in gioco in maniera tanto particolare, non cercando rifugio nei soliti canoni ormai triti e ritriti, merita una possibilità.

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