ASSATUR – Where Chaos Reigned

Gruppo:Assatur
Titolo:Where Chaos Reigned
Anno:2019
Provenienza:Finlandia
Etichetta:Great Dane Records
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TRACKLIST

  1. Outburst Of Pandemonium
  2. Elaborate Speech Machine
  3. To The Foul Lake
  4. Call Of The Undesirable
  5. The Gate
  6. Through The Maze
  7. All Consuming Plague
  8. Ethereal Form
  9. City Of Madness
  10. Contagious Pestilence
  11. Pit Of Despair
  12. Black Ruined Tower
DURATA:44:09

Howard Philips Lovecraft. Ormai lo abbiamo incontrato così tante volte, al punto tale che mi stupirei se un appassionato di metal non conoscesse quantomeno alcuni dei suoi racconti più famosi, come ad esempio i Miti Di Cthulhu. Sembrerà paradossale viste le tematiche di questo autore, ma ormai il suo nome è così comune che a suo modo è diventato rassicurante. I suoi libri dopotutto sono stati presi d’assalto sin dall’alba del genere da piccoli e grandi nomi del death metal in cerca di ispirazione.

Gli Assatur sono uno di questi piccoli nomi. La band finlandese, pur essendo nata nel 2011, sembra che si stia prendendo con la dovuta calma il compito di pubblicare un disco, rilasciando qualche demo ogni tanto a distanza più o meno regolare. Da questo punto di vista però possiamo dirci fortunati: Where Chaos Reigned contiene tutto il materiale rilasciato finora, in questo modo possiamo sfruttare l’opportunità per conoscere la band al meglio, senza temere di perderci qualcosa. Il lavoro comprende le due demo Nameless Rites e From The Depths Of Madness, già pubblicate assieme in precedenza, con l’aggiunta, per l’occasione di quattro tracce inedite. Data la natura del disco, che di fatto procede di quattro tracce in quattro tracce, in una spirale discendente che parte dalla musica più recente e si avvia verso i primordi, tratterò l’opera al contrario, cioè rispettando l’ordine cronologico delle composizioni.

Gli ultimi quattro brani, quelli che vanno a formare From The Depths Of Madness, risalgono al 2012 e mettono subito in mostra le qualità del gruppo. Innanzitutto la preparazione tecnica è fuori discussione, i pezzi sono affilatissimi anche se per qualcuno potrebbero essere un po’ troppo derivativi. I Deicide classici vengono in mente a più riprese, ma anche i conterranei Necropsy, specie per l’approccio diretto pensato per essere devastante. Ogni traccia risulta troppo concisa, in quanto si risolve in meno di tre minuti, un po’ poco materiale per farsi un’idea chiara.

Passiamo alla parte centrale, quella dedicata a Nameless Rites (2015), dove troviamo gli Assatur in procinto di aprirsi a più influenze, senza però uscire dal genere. Il risultato mette in mostra la crescita della band: non solo è stato levigato l’attacco frontale con il fine di massimizzare i danni, ma viene sviluppato con più abilità un approccio ritmato, accattivante, che rende ogni resistenza ardua (penso alla melodica “The Gate” e a “Ethereal Form”). Dall’altro lato però svetta anche qualche passaggio derivante da quello stesso marciume che ha fatto la fortuna di alcune band connazionali, come ad esempio i troppo spesso dimenticati Purtenance.

I brani inediti di Where Chaos Reigned invece tentano una strada più tortuosa: i riff di ogni singola traccia aumentano sensibilmente. Si punta su un approccio più obliquo, cromatico, che ricorda a tratti l’oscurità dei Morbid Angel, senza però perdere di vista le influenze del death finlandese e di quello svedese. Ammetto che in mezzo a tutto il buono ho trovato anche un paio di passaggi di dubbia efficacia, e penso che ciò sia imputabile al fatto che gli Assatur non siano una band che si accontenta di ciò che ha, ma che stiano piuttosto cercando ancora un suono più consono, magari per prendere le misure prima di fare il salto di qualità verso la maturazione definitiva. Per inciso, lo stile dei finlandesi rimane coerente e per nessun motivo si discosta dal puro death metal vecchia scuola (“Elaborate Speech Machine”).

Gli Assatur sanno fare il proprio lavoro e lo sanno fare bene, suonando death metal sporco, veloce e pesante, come piace a noi. Mi auguro solo che Where Chaos Reigned si riveli un antipasto, per farci venire l’acquolina verso la prossima portata. Intanto spero che la band venga scoperta da chi ama scavare nell’underground durante la lunga attesa del risveglio dei Grandi Antichi.

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