ASTRAL SLEEP – Visions

 
Gruppo: Astral Sleep
Titolo:  Visions
Anno: 2012
Provenienza:  Finlandia
Etichetta: Solitude Productions
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TRACKLIST

  1. The Towers
  2. Channel Sleep
  3. Visions
  4. …They All Await Me When I Break the Shackles Of Flesh
DURATA: 57:19
 

Nel 2010 i finnici Astral Sleep ci avevano offerto un ep intitolato "Angel" che in maniera cristallina faceva intuire quali fossero le intenzioni della band. A dispetto di quanto ottenuto col debutto "Unawakening", il songwriting era divenuto maggiormente progressivo, vario e dinamico, soprattutto nel lavoro svolto dalle chitarre ed è da questo punto di forza che sono ripartiti per dare vita due anni dopo al secondo album "Visions".

Il doom-death del quale sono fautori ha assunto odiernamente ancor più che in passato quella sensazione "astrale" che il nome della band porta con sé. La dimensione sonora fluida al limite tra il sognante e l'obliante, di colorazione costantemente grigia, che attenua o rinvigorisce la propria tonalità assecondandone l'umore, è ancora una volta guidata dalla prestazione vocale di Markus Heinonen, che i più attenti ricorderanno anche come mente del progetto Night Of Suicide, modellata alternando growl cupi e profondi, esposizioni appassionatamente pulite e brevi frangenti nei quali si fanno strada frizioni al limite con un tentativo di scream disperato, che comunque sembra rimanere soffocato e incastrato in un mondo che gli appartiene di striscio.

"Visions" è sicuramente il lavoro più emotivamente pregno degli Astral Sleep e non posso negare che in più di un'occasione ho avuto l'impressione che la formazione stesse divenendo una versione più estrema dell'accoppiata storica composta da Amorphis e Sentenced, anche se di nomi in testa ne sono girati ben più che due.

All'interno del disco vi sono infatti vibrazioni, accostamenti di voce e chitarra, attimi dove il piano si presenta, un alone gotico e lo stesso tentativo di progredire che mi hanno più volte rimandato a quelle due realtà; ovviamente si tratta di una versione più diluita, nella quale è notevolmente più denso lo spessore del manto doomico e le concessioni alla "disperazione" avvolta da melodie dolciastre hanno un peso influente. Nei momenti in cui le connotazioni divengono più dure, ritengo però che questa marcia evolutiva sia in corso e non totalmente completata, chissà che in futuro non si possano trovare ulteriori contatti sonori con i gruppi citati, oppure ci si debba confrontare con una situazione ben diversa, vedremo.

Le migliorie sin qui apportate in ambito compositivo sono evidenti, è difficile rimanere indifferenti a un'esposizione musicale che con pezzi di oltre dieci minuti riesce con continuità a mantenere ben saldo il rapporto con l'ascoltatore. Inoltre l'aver elaborato ulteriormente la teatralità di una proposta che sta acquisendo personalità di uscita in uscita ha giovato e le prove tangibili si riscontrano sia nel concetto di "canzone" — più concreto e integro sotto tutti gli aspetti — sia nella fluidità con la quale tale concetto viene affrontato e presentato all'orecchio.

Qualche difetto qua e là lo si può comunque trovare, il cantato pulito di Markus ha decisamente assunto un valore in positivo ragguardevole all'interno dei brani, continuando però a soffrire tuttora di qualche imperfezione, mentre la seconda parte del disco possiede dei cali quasi impercettibili, dovuti presumibilmente a un paio di soluzioni che tendono a ripetersi, nulla però che possa realmente infierire, lasciando un segno negativo sull'andazzo di "Visions".

Un lavoro onirico e mestamente perlaceo, un viaggio che con l'accrescere dei giri nello stereo si definisce e, prendendo parte alla vostra giornata, potrebbe divenire una presenza fissa nel lettore. Proprio per questo ve ne consiglio caldamente non solo l'ascolto, bensì l'acquisto.

 

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