Astral Winter - Perdition II

ASTRAL WINTER – Perdition II

Gruppo:Astral Winter
Titolo:Perdition II
Anno:2020
Provenienza:Australia
Etichetta:Immortal Frost Productions
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TRACKLIST

  1. Corridors Of Time
  2. Light Of The Cosmos
  3. Ethereal Light
  4. Fading From The Skies
  5. Dreams Of The Stars
  6. Crystal Tears
  7. The Celestial Age
  8. At The Gates Of Creation
  9. Withering Illusion
DURATA:38:04

Sono passati quasi sette anni da quando scrivevo per la prima volta di Josh Young e di Astral Winter, il suo progetto solista a cavallo tra black metal e ambient neoclassico. Se con la band principale, gli Atra Vetosus, Young dà sfogo al suo lato più brutale, in Astral Winter in primo piano c’è sempre la vena più malinconica e meditabonda del musicista tasmaniano ora di stanza a Taiwan.

L’ultima uscita, Forest Of Silence, pubblicata nel 2016 sempre per Immortal Frost (etichetta originariamente creata proprio da Josh Young nel 2009 e solo successivamente accasatasi in Belgio sotto la gestione del cantante degli Ars Veneficium), era una vera e propria badilata black metal a tinte svedesi, figlia di questa roba qua. Perdition II invece, il seguito diretto del precedente Perdition datato 2013, è come il suo predecessore un episodio che con il black metal non ha nulla a che spartire.

Anche Perdition II è quasi completamente privo di batteria e di voci, in bilico tra l’ambient di Ildjarn e Vinterriket e le divagazioni di chitarra acustica, piano e sintetizzatori degli Empyrium. A livello concettuale però le nove canzoni portano con sé umori cosmici: titoli come “Fading From The Skies” o “Dreams Of The Stars” lasciano pochi dubbi. Il risultato è piuttosto straniante, ma oggi come allora anche più che discreto, e questa nuova puntata quasi-ambient di Astral Winter non fa che riconfermare la buona ispirazione di Young.

Dal lato opposto è invece vero che dopo sette anni sarebbe stato lecito aspettarsi qualche novità, mentre Perdition II potrebbe benissimo essere un recupero di materiale scritto nel 2013 e pubblicato soltanto ora. A incidere sulla resa finale non esaltante è soprattutto la produzione, un po’ troppo posticcia, soprattutto quando l’australiano sceglie di affidarsi alle librerie audio e di infilare qualche coro qua e là (“The Celestial Age”).

Da sempre schivo e riservato nelle sue uscite musicali, Young non offre molti spunti di riflessione ulteriori, e lascia parlare la musica. Il nuovo album di Astral Winter è quindi una riconferma di tutte le buone qualità di Josh Young, ma non riesce ad andare oltre.

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