ASTRAL WINTER – Perdition | Aristocrazia Webzine

ASTRAL WINTER – Perdition

 
Gruppo: Astral Winter
Titolo: Perdition
Anno: 2013
Provenienza: Australia
Etichetta: Immortal Frost Productions
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TRACKLIST

  1. The Rain Falls Upon This Distant Land
  2. An Endless And Vast Horizon
  3. Disappearing Into Nights Embrace
  4. To Destroy The Vale Of Time
  5. I Gaze Upon The Sky With Lifeless Eyes
  6. Shrouded In Mist And Pale Light
  7. A Vision In The Eclipsing Moon
  8. The Pillars Of Creation Descend To Ashen Ruin
DURATA: 38:43
 

Da molto tempo speravo di poter mettere le mani sulla seconda uscita di Astral Winter, progetto solista dell'australiano Josh Young, lo stesso personaggio che si cela, in questo caso insieme ad altri, dietro Atra Vetosus e Hammerstorm. Dopo il solido, seppur un po' acerbo, esordio "Winter Enthroned" (2011), Young mette (forse) temporaneamente in disparte il black metal melodico che contraddistingueva il debutto a favore di un mini album quasi interamente strumentale, dove l'unico apporto elettronico è dato dal sintetizzatore, mentre chitarra acustica e pianoforte la fanno da padroni.

Un'ottima miscela di suoni acustici e ambient, una sorta di ibrido anni '10 tra "Where At Night The Wood Grouse Plays" degli Empyrium, "Tristheim" degli Hel e alcune declinazioni di Vinterriket o la versione ambient dell'immancabile Ildjarn. C'è la tendenza neofolk dei primi due, c'è l'ambient dalle sfumature elettroniche dei restanti, ma in più — e soprattutto — c'è un'interpretazione personale, molto intima e allo stesso tempo posata da parte di Young. Le otto tracce sono ben distinguibili l'una dall'altra e non soffrono di alcun evidente limite compositivo; il sintetizzatore è usato sempre con molta delicatezza e mai all'eccesso, evitando accuratamente Young il rischio di suoni sterili e stereotipati o, peggio, di pacchianate.

Il filo conduttore dell'intero album è la malinconia: tutti i pezzi vibrano di cocente struggenza, di un senso di inquietudine e di lontananza. Gli unici due brani all'interno dei quali viene spesa qualche parola, la meravigliosa "To Destroy The Vale Of Time" e "Shrouded In Mist And Pale Light", non fanno che riportare pochi, sommessi versi declamati che non possono certo essere definiti cantati; questi, tuttavia, avvicinano "Perdition" più all'immaginario solitamente riservato al doom, che non al black metal, a causa del loro senso di pessimismo cosmico e finitudine della condizione umana. È difficile rimanere indifferenti al connubio ipnotico di chitarra e sintetizzatore su cui "To Destroy The Vale Of Time" si struttura, è difficile non percepirne l'intraducibile senso di sehnsucht. Pianoforti, violini e chitarre a tratteggiare un indomabile sense of longing, un'attrazione verso il cosmo e le sue distese infinite.

Composto a soli ventitré anni, "Perdition" è un mirabile esempio delle indiscutibili qualità di Josh Young e dell'altrettanto indiscutibile fermento di una scena australiana i cui lavori di qualità nel grande mare della musica estrema ormai non stupiscono più.