ASYLIUM – An Architecture Of Human Desolation

 
Gruppo: Asylium
Titolo:  An Architecture Of Human Desolation
Anno: 2011
Provenienza: Svezia
Etichetta: Necrotic Records
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TRACKLIST

  1. With Tyrants In Chaos
  2. An Eternity Of Human Decay
  3. Kingdom Come
  4. Awaken Isolation
  5. Bloodsoiled World
  6. Poems Of Cold
  7. Cancelled Creations Reconstructed
  8. God Dethroned
  9. Intellectual Breed
  10. Wraith
  11. Prespawned Holocaust
DURATA: 36:20
 

Gli Asylium si sono presi parecchio tempo prima di rilasciare il debutto ufficiale in questo 2011 con "An Architecture Of Human Desolation": nati nel 2003, difatti hanno atteso un lustro dall'ultimo dei tre demo sfornati ("Asylium", "Liberate Vosmet Ex Inferis" e "An Eternity Of Human Decay"). Il quartetto di Kolswa è decisamente più brutale e tecnicamente un passo avanti rispetto a molti colleghi dell'ultima orda death metal, incentrata sulla rievocazione del suono old school nazionale. I brani fanno della potenza e dell'impatto frontale una componente fondamentale quanto fruttuosa in termini di risultato.

La chitarra di Fredrik Lundell affetta con severità e persistenza, il riffing è abbastanza vario e spesso, mentre una discreta dose di melodie malevole s'innesta al di sopra della sezione ritmica composta da Joel Axelsson alla batteria e Mikaela Åkesson al basso, i quali propongono basi che premono spesso e volentieri sul tasto dell'acceleratore; la seconda in particolare meriterebbe più spazio all'interno del mix, poiché quando la cassa macina finisce in più di un caso per tirarla sotto, un vero peccato.

Il triturare continuo sin dall'iniziale "With Tyrants In Chaos" schiarisce le idee all'ascoltatore: tempi morti e pause di riflessione non fanno parte della mentalità arrembante del gruppo scandinavo e certe inflessioni al limite col black-death addirittura intensificano la violenza complessiva. "An Eternity Of Human Decay" e "Kingdom Come" potrebbero essere un connubio fra Defleshed e Dissection per la velocità con cui esprimono melodia e velocità, con il cantato growl di Andreas Runfors, pesante come un mattone e scuro anche nei momenti semi-puliti, che si pone al di sopra con rabbia e malevolenza.

Il punto è che di nomi ve ne verranno in mente tanti ascoltando "An Architecture Of Human Desolation", poiché il disco si muove all'interno della branca estrema del death, arrivando in più di un'occasione ai confini con il black e sfruttando soluzioni brutalmente classiche del panorama americano (si percepiscono echi di Suffocation in "Awaken Isolation") e altre di provenienza europea nei momenti in cui la sei corde affila le armonie ("Bloodsoiled World").

I ragazzi calibrano rasoiate zanzarose a ritmo motosega degne dei Vomitory, alternandole a fraseggi ridondanti e ossessivi da sturbo brutallico, infilando una serie di pezzi smontacranio come "Poems Of Cold", "God Dethroned" e "Wraith", che non sfigurano di certo dinanzi a tante canzoni prodotte da band sotto etichette quali Unique Leader e Sevared Records, ma che hanno a proprio vantaggio il fatto di possedere una produzione naturale e vivida che ne aumenta la minacciosità. Insomma meno pompaggio artificiale e più sostanza.

Tirando le somme, gli Asylium portano a casa la pagnotta, lasciandoci in dono un dischetto piacevole. "An Architecture Of Human Desolation" è liberatorio, una spazzata di campo, un bell'urlo dopo una giornata di rotture di palle, ciò che ci vuole per entrare in contatto con quella parte di ognuno di noi che ha voglia di abbandonare per una buona mezz'ora i pensieri che ci attanagliano. Un album così infilatelo nello stereo, alzate il volume e lasciate che i vostri vicini vi mandino a quel paese, ne sarete anche soddisfatti.

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