ATARAXIA – Deep Blue Firmament

 
Gruppo: Ataraxia
Titolo: Deep Blue Firmament
Anno: 2016
Provenienza: Italia
Etichetta: Sleaszy Rider Records
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TRACKLIST

  1. Delphi
  2. Message To The Clouds
  3. Greener Than Grass
  4. Myrrh
  5. Alexandria I
  6. Rosso Sangue
  7. Galatia
  8. May
  9. Vertical
  10. Ubiquity
  11. Phoebe
DURATA: 1:01:01
 

Il 2016 è stato un anno veramente vivace e interessante per la sempre attiva scena neofolk italiana dalle tinte più o meno eteree, un ambiente tutt'altro che monolitico o chiuso in se stesso, come dimostrato anche dall'ottimo "I Maestri Del Colore" delle Corde Oblique, dall'atteso ritorno in scena degli Ashram, o dal bell'ultimo disco di Verdiana Raw "Whales Know The Route". Uno dei gruppi cardine di questo filone sono ovviamente gli emiliani Ataraxia, che noi di Aristocrazia abbiamo anche avuto la fortuna di incrociare a Shanghai qualche anno fa.

Come sappiamo, la produzione del complesso è immensa e si estende fino ai tardi anni '80 e primi anni '90, un periodo lunghissimo in cui Francesca Nicoli e soci hanno esplorato tantissime facce del loro sound e hanno collaborato con i musicisti e i distributori più vari. Per il loro ultimo e atteso lavoro "Deep Blue Firmament", gli Ataraxia hanno lavorato con l'etichetta greca Sleaszy Rider Records e, per la verità, sembrano porre l'accento sulla loro dimensione live già dalle immagini del libretto, in cui i quattro sono raffigurati individualmente alle prese con il rito del concerto (che è forse il loro marchio di fabbrica).

Questa ora di etereo splendore (a cui si aggiunge la traccia extra "Alexandria II" nella versione digipak) si apre con l'insolita e quasi rock "Delphi", che ci fa capire quanto gli Ataraxia seguano i movimenti della scena, e quanto ci tengano a esplorare o avvicinare soluzioni nuove (con gli eterni Dead Can Dance sullo sfondo del disco). Oltre a essere molto valido dal punto di vista musicale, "Deep Blue Firmament" è un'intensa colonna sonora spirituale che, per esempio, può rendere più particolare l'esperienza di camminare attraverso uno dei numerosissimi quartieri d'epoca medievale sparsi per l'Italia e non solo. Nel mio caso, gli stretti vicoli del centro storico di Pisa hanno fatto da meraviglioso teatro per le atmosfere di "Myrrh" o di "Vertical".

Tra i testi spiccano alcuni scritti di William Butler Yeats (ben quattro i brani ispirati ai suoi lavori). Tuttavia, la verticalità sia esteriore che interiore è uno dei temi principali del disco, in una tensione verso i segreti del firmamento ("Galatia") e allo stesso tempo alla ricerca del nostro io più profondo (attraverso la voragine nera che ulula, citata nella spettacolare "Rosso Sangue").

Gli Ataraxia sono una certezza per tutti gli amanti di questo particolare stile, basti pensare alle decine di progetti italiani e non che negli anni li hanno presi come fonte di ispirazione (mi vengono in mente gli Hexperos o gli …All My Faith Lost, per fare due nomi non citati in apertura), e poi al fatto che il quartetto modenese sia ancora lì ad altissimi livelli qualitativi dopo trent'anni di attività. "Deep Blue Firmament" è un'ottima occasione di entrare in contatto con un mondo che qualcuno potrebbe definire divino.

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