Atavist - III: Absolution

ATAVIST – III: Absolution

Gruppo:Atavist
Titolo:III: Absolution
Anno:2020
Provenienza:Regno Unito
Etichetta:Candlelight Records / Spinefarm Records
Contatti:Facebook  Bandcamp  Spotify
TRACKLIST

  1. Loss
  2. Struggle
  3. Self-Realisation
  4. Absolution
DURATA:58:05

La storia degli Atavist risale a un’epoca che a volte, guardando indietro, può sembrarci molto lontana. La band emerse a metà anni ’00, prima dell’arrivo di YouTube e del suo successivo acquisto da parte di Google, prima di Bandcamp, prima che fosse così facile trovare nuovi gruppi e nuovo male. C’erano l’ex batterista dei Thorr’s Hammer Jamie Sykes, il bassista Shane Ryan, il chitarrista Chris Naughton e il vocalist Toby Bradhsaw. Il marcissimo esordio Atavist, pubblicato a inizio 2006 da Invada (una piccola etichetta di Bristol), era una colata di doom nero e dal sapore sludge i cui tre brani erano intitolati semplicemente con le durate (rispettivamente oltre trentuno, venti e quattordici minuti), in cui il quartetto riversò tutto il suo malessere, lasciando però già intravedere grande cura per dettagli, atmosfere e melodie.

Seguirono due anni intensissimi, forse anche troppo, in cui gli Atavist riuscirono a piazzare ben due collaborazioni con i Nadja, un paio di uscite minori e il secondo disco — caratterizzato da influenze drone — II: Ruined, mentre Sykes si trovò a lasciare la band a causa del suo ritorno negli Stati Uniti e fu sostituito da Callum Cox. Il secondo album non raccolse la stessa attenzione del primo e presto i membri iniziarono a dedicarsi ad altro: Naughton si tuffò nei Winterfylleth, Cox e Ryan nei Pine Barrens. Fu così che, per anni, degli Atavist non si è quasi più parlato.

Arriviamo così ai giorni nostri, il quartetto si è ritrovato tra 2016 e 2017, evidentemente con l’impressione di aver lasciato qualcosa di incompiuto una decina d’anni prima. Il risultato di questa inaspettata reunion è III: Absolution, stavolta pubblicato da Candlelight e Spinefarm Records con la malinconica foto di copertina a opera di Joanna Jankowska. Abbiamo tra le mani quattro brani per circa un’ora di death-doom metal atmosferico di altissima scuola; nell’anno del ritorno in scena di mostri sacri del genere come i My Dying Bride, gli Atavist sganciano questo album senza alcun timore reverenziale, incorporando con grande consapevolezza le evoluzioni dell’ultima dozzina d’anni (sia le proprie che quelle del doom in generale).

Questa varietà è già evidente dalla opener “Loss”, in cui trovano spazio anche archi — ospiti la violoncellista Jo Quail (già vista all’opera per l’appunto con i MDB) e la violinista Bianca Blezard (che aveva collaborato con i Winterfylleth) — e chitarre acustiche, in perfetta sintonia con le distorsioni e le urla disperate di Bradshaw. Il quartetto di Manchester recupera tutto il tempo perduto e mette in scena un approccio più strutturato e meno diretto rispetto all’incarnazione precedente. Le quattro tracce sono momenti di un processo di realizzazione personale, in cui la voce narrante riflette sulla perdita, lotta con i propri pensieri, fino a raggiungere una nuova consapevolezza e una sorta di assoluzione.

Fan del death-doom metal prestate molta attenzione, perché III: Absolution degli Atavist non è il classico disco da reunion messo insieme in pochi giorni per cercare di tirare su qualche soldo facile, suonando esattamente come dieci anni prima. I quattro si sono anzi impegnati molto e il risultato finale è assolutamente positivo.

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