ATHEIST – Jupiter

 
Gruppo: Atheist
Titolo:  Jupiter
Anno: 2010
Provenienza:   Stati Uniti
Etichetta: Season Of Mist
Contatti:

Reverbnation

 
TRACKLIST

  1. Second To Sun
  2. Fictitious Glide
  3. Fraudulent Cloth
  4. Live And Live Again
  5. Faux King Christ
  6. Tortoise The Titan
  7. When The Beast
  8. Third Person
DURATA: 32:29
 

Ecco che finalmente arriva uno dei dischi più attesi dell’anno 2010! Gli Atheist ci tennero a lungo sulle spine prima di offrircelo. Il primo lavoro del gruppo, uscito nel 1989, scatenò parecchio entusiasmo nella scena. Quel disco non mi convinse veramente, anche se ero già cosciente di trovarmi davanti a una formazione fuori dal comune. La trentina di minuti del vinile seguente mi entusiasmò tanto, da ascoltarmelo almeno tre o quattro volte quotidianamente.

Oramai ne son passati di anni da quell'era gloriosa del death. Siamo nel ventunesimo secolo. Cosa é cambiato? É migliorato qualcosa? I vecchi fan potranno identificarsi in quest'opera? Domande su domande che spero troveranno una risposta entro la fine di quest’articolo. È stato proprio il mio scetticismo a dirmi di scrivere questa recensione. Alcuni di voi avranno già notato che il sottoscritto non adora i piatti riscaldati. Gli Atheist sono sempre stati un gruppo controverso e discusso. Subito dopo avere scaricato il materiale di promozione, vi diedi un'ascoltata veloce. Quei pochi secondi di ogni pezzo non mi delusero per nulla. Ammetto di avere smesso di seguire la formazione dopo "Unquestionable Presence". Che cosa sfornarono poi questi musicisti dotati? Non ne ho la minima idea. Conosco solo le reazioni entusiaste di terzi. Ricordo i commenti letti nelle riviste specializzate che osannavano i concerti suonati con il mitico Tony Choy, bassista ben conosciuto e artista indiscusso nel suo ramo.

Torniamo alla nuova opera che dovrei discutere in questa sede. Dalla prima nota é evidente che il gruppo non segue una vera evoluzione, ma cerca innanzitutto di sfruttare al massimo i campi seminati in passato. Gli influssi jazz e i tocchi progressivi, con la loro varietà, permettono un tale procedere. Le scale sono definitivamente nello stile che si sarebbe potuto ascoltare agli inizi Novanta. Chi però osasse parlare di "death classico" o di "old school", credo che non abbia veramente compreso la grandezza di una tale formazione. I pezzi sono complessi ma costruiti in maniera tale da divertire l'ascoltatore invece di tediarlo con giochetti e gingilli pesanti e inutili. Qui risaltano la vera classe e la grande esperienza dei membri del gruppo. Le composizioni sono delle vere perle che completano una bella collana degna di una signora di grande stile.

Non oso neppure tirare in ballo il lavoro dei singoli strumenti. L'unica parte per me sorprendente é la voce che mi pare molto orientata verso il thrash. Il commento non é da interpretare in senso negativo. Una voce più marcata o possente rovinerebbe con buona probabilità l'insieme. Sono molto soddisfatto di costatare che gli Atheist forniscono un disco degno di tale nome, un disco che attanaglia l’ascoltatore dall’inizio alla fine. Rispondiamo ora alle domande poste all'inizio! Poco é cambiato. “Atheist” é un marchio di qualità.

Musicalmente sono meno aggressivi rispetto ai primi lavori. Oramai s’invecchia… La risposta alla seconda domanda si può solo dare con una contro domanda: cosa volete migliorare? Credo che solo pochi vecchi fan saranno delusi da questo lavoro. Non é solo tecnico ma anche duro. I grandi passaggi inzuppati di Groove non ne abbassano il livello di robustezza, al contrario, lo elevano! Vidi il gruppo l'ultima volta nel lontano 1991. Chissà, forse prossimamente ci sarà il bis!

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