ATHEOS – The Human Burden

ATHEOS – The Human Burden

Informazioni
Gruppo: Atheos
Titolo: The Human Burden
Anno: 2013
Provenienza: Irlanda
Etichetta: Underground Movement
Contatti: facebook.com/atheosireland
Autore: Mourning

Tracklist
1. Ominous Adversary
2. Shroud Of Primacy
3. The Human Burden
4. Throes Of Devotion
5. The Language Of The Martyrs
6. Beneath The Names
7. Towers Entombed

DURATA: 38:30

Dall’Irlanda, terra che non ti aspetti, viene fuori una band di quelle da leccarsi i baffi: gli Atheos. La formazione proveniente da Mullingar è attiva dal 2005, ma ha lavorato come un’attenta e operosa formichina facendo le cose per bene, così sulla lunga distanza ha prodotto dapprima l’ep “The Death Of Utopia” nel 2009, mentre si è dovuto attendere il 2013 per poterne apprezzare il debutto “The Human Burden”.

Nell’album violenza, tecnica e atmosfera vanno di pari passo, le influenze sono disparate e si possono percepire echi di Immolation e Morbid Angel, la furia degli Hate Eternal, la brutalità di Suffocation, Cryptopsy e Origin, e in parte la raffinatezza degli Atheist. La loro ruota compositiva gira rapida, ben oliata ed esula sempre e comunque dal divenire l’ennesima esibizione da competizione per “pipparoli dello strumento”. La scaletta anche nei frangenti vorticosi ti smonta il cervello e non ti fa girare i “satelliti”, evitando qualunque situazione da “piri piri”, dando campo a un’equilibrata esposizione di sciabolate e colpi di fioretto.

I quaranta minuti alternano situazioni complesse e compresse in velocità ad altre più dilatate e improntate a rendere l’ambientazione cronicamente variabile, tale fattore è riscontrabile sin dall’apertura offerta da “Ominous Adversary” e generalmente nei pezzi di durata maggiormente estesa come “The Human Burden” e “Towers Entombed”. L’appeal melodico frenetico è concentrato invece in quelli più concisi quali “Shroud Of Primary”, “Throes Of Devotion” e “Beneath The Names”, mentre “The Language Of The Martyrs” rappresenta il fiore all’occhiello del disco per ciò che concerne il lavoro delle chitarre in fase solistica; inoltre l’andatura allentata e una flessibilità invidiabile la rendono particolarmente intrigante.

Qui non si parla di miracoli, né si millanta la creazione di chissà quale capolavoro, gli Atheos sono musicisti capaci e che non esitano a calcare la mano sulla sperimentazione, potrete difatti percepire la presenza degli archi ad esempio in apertura di “The Human Burden” e di una “The Language Of Martyrs” dai toni quasi drammatici. Con questo album i ragazzi hanno tutte le carte in regola per imporsi e farsi conoscere: segnatevi il nome e datevi all’ascolto.

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