AURIGA – VII – Dimensions Of Asymmetry

 
Gruppo: Auriga
Titolo: VII – Dimensions Of Asymmetry
Anno: 2016
Provenienza: Libano
Etichetta: Avantgarde Music
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TRACKLIST

  1. Floating Through Infinity (Intro)
  2. Catenulate Ornaments In A Cosmic Creation
  3. The Ceasing Legacy Of Utu
  4. Our Lust, The Siren
  5. Lingering Echoes Of the Past (Part I)
  6. Lingering Echoes Of The Past (Part II)
  7. Crossing The Horizon (Outro)
DURATA: 54:57
 

La prima volta ho ascoltato "VII – Dimensions Of Asymmetry" distrattamente, una mattina, andando al lavoro, e mi è sembrato un disco abbastanza incolore. Poi l'ho ripreso con dovizia, preparandomi alla recensione, una sera, dedicandomici completamente. Non è certo diventato il nuovo paragone con cui dovranno confrontarsi i Darkspace, ma non c'è dubbio che il risultato sia stato completamente diverso. Si tratta del secondo lavoro della formazione libanese degli Auriga, da poco approdata su una certa etichetta meneghina, a riprova del discorso cui accennavo qualche settimana fa, parlando del percorso spaziale da questa seguito. Dopo un debutto un paio di anni fa per Kunsthauch (prima casa extra-oceanica di un certo Midnight Odyssey, tanto per dire), il trio di Beirut attracca dunque nell'attrezzatissimo spazioporto di Avantgarde Music con un disco che molt(issim)o deve alla formazione di Berna, ma non solo.

Dal paragone facilone coi Darkspace nei momenti più concitati, il lavoro degli Auriga passa in realtà su diversi altri piani, su tutti quello puramente ambient di matrice spaziale — da Steve Roach ai Dreams Of Dying Stars, i Nostri devono averne ascoltato molto — tanto che l'intro e l'outro di "VII…" sono formate da manipolazioni di sintetizzatore e niente altro, per un totale di oltre un quarto d'ora di musica. Anche i brani centrali, tra i cinque e gli undici minuti di durata ciascuno, fanno sempre convivere la cattiveria del black metal più siderale con basi sintetiche che vogliono riportare alla mente costellazioni e buchi neri. Partendo dal presupposto che i Libanesi hanno una forte predilezione per i rallentamenti e i mid-tempo, si può pensare che il loro intento non sia quello di raggiungere la velocità della luce, né di fare a pezzi interi pianeti, piuttosto di viaggiare attraverso il cosmo e i suoi misteri con lucidità.

Venendo alla nota dolente, l'esplorazione spaziale degli Auriga mostra un limite nell'utilizzo della drum machine, dai suoni piatti e monotoni, decisamente finti. Peccato, perché il resto del lavoro funziona, e come detto riesce a farsi apprezzare ancora di più se affrontato con la giusta attenzione; aspetto discretamente inusuale per un disco con una così radicata componente ambient, solitamente relegato a genere di sottofondo.

Un'altra navicella il cui percorso interstellare varrà la pena di tenere d'occhio, da qui in avanti.

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