AUSTRALASIA – Sin4tr4

 
Gruppo: Australasia
Titolo:  Sin4tr4
Anno: 2012
Provenienza: Italia
Etichetta: Golden Mourning Sounds
Contatti: Facebook  Bandcamp
 
TRACKLIST

  1. Antenna
  2. Spine
  3. Apnea
  4. Scenario
  5. Satellite
  6. Retina
  7. Fragile
DURATA: 22:18
 

Fermi tutti. Fate un respiro profondo. Rilassatevi. E buttatevi a pesce nel mondo degli Australasia. Un mondo di spazi aperti, suoni caldi, momenti intimi, immagini vivide e ariose. Un mondo in cui il post-rock dei Mogwai e dei God Is An Astronaut, eternamente presenti seppur non citati tra le maggiori influenze del gruppo ("Spine"), si confonde con lo sludge dei Pelican (ma va'?) e degli Isis, in cui il verbo di Alcest viene predicato nella sua miglior forma, quella delle chitarre lanciate vorticosamente in melodie che nello shoegaze trovano la loro forma più profonda. Un mondo in cui i maggiori difetti di tutte queste sfaccettature musicali, da certe lungaggini degli Isis a certe altre scelte smielate e poco incisive del Neige sentito negli ultimi tempi, non trovano spazio, perché il duo nostrano ha qualcosa da dire (o meglio, da suonare, stante l'assenza di cantato), non procede per inerzia, ma anzi sta ancora cercando il modo migliore per esprimersi.

Certo, l'affermazione e la consacrazione sono ancora lontane, c'è tutto un percorso di autodeterminazione da seguire, per ritagliare, rifinire e crearsi una propria pelle; oggi Gian e Rico sono pesantemente debitori di tutti i nomi di cui sopra, però, mantenendo le premesse, è un debito che verrà presto ripagato. E soprattutto, nonostante i pesantissimi rimandi, gli Australasia riescono nella spesso difficile impresa di non suonare uguali a nessuno, pur prendendo quel po' da tutti quanti. In sette brevi tracce abbiamo di fronte il vasto campionario di cui la band è in possesso: di nuovo, dal più puro post-rock si passa alle sfuriate in blast beat ("Antenna"), da una cavalcata degna degli Explosions In The Sky spunta un imprevedibile synth a chiudere il tutto ("Spine", ancora una volta), per poi lasciare posto al brano successivo ("Apnea") di nuovo in melodico crescendo con sommessi vocalizzi femminili di matrice neanche troppo velatamente trip-hop.

Se state aspettando il prossimo full dei Klimt1918, se amate il post-rock più classico, se apprezzate le contaminazioni che questo ha avuto negli anni grazie a gente come Steve Von Till, se volete ascoltare della buona musica punto e basta, premiate la prima uscita della neonata Golden Morning Sounds e lanciatevi in questi ventidue minuti di emozioni.

 

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