AUSWALHT – Pagan Theory

 
Gruppo: Auswalht
Titolo:  Pagan Theory
Anno: 2013
Provenienza:   Francia
Etichetta: Rage In Eden
Contatti: Facebook
 
TRACKLIST

  1. Above The Ruins
  2. Pagan Theory
  3. Sacred Alliance
  4. Autokratie
  5. Sens Of Duty
  6. Runes And Order
  7. Strenght
  8. Wodamaz
  9. Final Battle
DURATA: 44:52
 

Disco di genere ben prodotto, "Pagan Theory" va a inserirsi all'interno della sterminata produzione marziale degli ultimi anni, un universo musicale in grande espansione a giudicare dall'aumento esponenziale di uscite. Ogni medaglia ha tuttavia il suo rovescio: la proliferazione di nuovi progetti, nuovi artisti e in generale la crescita incontrollata dell'offerta musicale porta con sé da un lato un'omologazione ai canoni in voga da parte di chi non ha le capacità o le idee per distinguersi, dall'altro genera un'aspettativa più elevata da parte di chi la scena la bazzica ormai da tempo e non è più disposto ad ascoltare "il solito".

A conti fatti risiedono tutti qui i problemi di "Pagan Theory", ultima creazione dell'artista francese Auswalht (al secolo Stéphane Ayas), nome che gira da anni nei corridoi dell'industrial per i suoi progetti Skoyz e Liyr. Mentre ci si destreggia fra battaglie epiche di ere dimenticate e guerre novecentesche, Auswalht — attraverso le nove tracce belligeranti del disco — mette in luce una composizione al contempo ispirata e derivativa, espressione che qualcuno potrebbe ritenere un ossimoro, ma che definisce alla perfezione la sensazione che "Pagan Theory" offre fin da subito all'ascoltatore che non sia proprio alle prime armi con proposte musicale di questo genere.

È infatti immediatamente chiaro di trovarsi di fronte a un lavoro ben scritto e ben registrato, che tuttavia pecca di personalità: ogni brano è un distillato di musica marziale e potrebbe benissimo essere preso da esempio per spiegarne a un neofita l'essenza stessa, ma allo stesso tempo nessuno riesce a imprimersi nella mente dell'ascoltatore come dovrebbe. Non manca nulla: le esplosioni, le campionature vocali che come al solito declamano sermoni e danno ordini militari, i tamburi e le atmosfere dark ambient, ma contemporaneamente non viene aggiunto nulla che possa rendere qualsivoglia aspetto del disco indimenticabile. Qualcosa di originale, qualcosa di diverso.

Va detto che non mancano pezzi di grande impatto: come "Autocratie", che alterna momenti oscuri di dark ambient a cori e fiati ben orchestrati, presentando una stratificazione sonora del pezzo fino a confini non più raggiunti nel corso dell'opera; "Strenght", il più marcatamente industriale e moderno con l'invasiva presenza delle macchine a farla da padrone (tanto da far tornare la mente ad "Evolving" di I.R.O.N., già recensito sulle pagine di Aristocrazia), e "Runes And Order", in cui le atmosfere cupe e rarefatte e le percussioni mai invasive donano al brano un retrogusto mistico e ancestrale.

Un disco che non mi sento di consigliare ai nuovi adepti, che dovrebbero dare priorità ad altre produzioni più significative e storicamente precedenti, né alle vecchie volpi che si sentissero già sazie con il pranzo luculliano affrontato in questo 2013 grazie al prelibato piatto servito da Legionarii. Resta la terza categoria, quella dei fanatici, dei completisti, degli affezionati, talmente affezionati che non vogliono perdersi nessuna uscita meritevole. A questi suggerisco di comprare il disco a occhi chiusi, non ne resteranno delusi.

 

 

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