AUTARCH – The Light Escaping – Aristocrazia Webzine

AUTARCH – The Light Escaping

Gruppo: Autarch
Titolo: The Light Escaping
Anno: 2019
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Shove Records / Les Nains Aussi Records / Counteract Recordings / Nothing To Harvest Records
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TRACKLIST

  1. Aldebaran
  2. Mercury
  3. Saturn
  4. Sol
  5. Sagittarius A*
  6. Terra
DURATA: 34:45

La fascinazione per la volta celeste e per il cosmo è una questione di vecchia data per il genere umano. Nel corso dei millenni abbiamo passato intere notti con il naso all’insù, studiando gli astri al fine di calcolare lo scorrere del tempo o per cogliere indizi sul futuro. Tracciando linee tra una stella e l’altra abbiamo creato le costellazioni, caricandole di significati mitologici e religiosi. Ancora adesso decine di antenne e telescopi scrutano le vastità siderali per carpire i segreti dell’universo e della materia. Non deve quindi stupire se tutto questo interesse si è riverberato anche nel mondo delle arti, dando vita a interi generi letterari e ispirando opere musicali dei più svariati filoni: dalla musica classica al crust, come dimostrano gli Autarch.

In The Light Escaping le suggestioni cosmiche sono palesi sin dal comparto grafico e dalla scaletta dei brani. L’artwork, raffigurante un astro sul fronte e una flotta di navi spaziali in rotta verso quello che ha tutto l’aspetto di una pulsar sul retro, è opera di Alex CF, apprezzato illustratore, oltre che mente dietro a band particolarmente profonde come Fall Of Efrafa, Momentum e Light Bearer, solo per citare quelle che ho amato di più. Il titolo di ogni pezzo, invece, fa riferimento a un diverso oggetto celeste, dai pianeti del Sistema Solare fino ad “Aldebaran”, astro della costellazione del Toro ritenuto guida di tutte le altre stelle dai babilonesi, e “Sagittarius A*”, il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea. A livello contenutistico ognuno di essi diventa metafora — sempre calzante a mio avviso — di altrettante tematiche: “Sol” è un inno alla memoria dei combattenti internazionalisti, tra cui Orso, caduti combattendo in difesa del Rojava; “Saturn”, invece, è un grido di rivolta contro una società sempre più individualista, un tutti contro tutti per contendersi le briciole cadute dal tavolo dei potenti.

Uscito nel 2019 grazie a due diverse cordate di realtà DIY, tra cui la nostrana Shove Records, The Light Escaping arriva dopo The Death Of Actiacus (l’ancora acerbo debutto del 2013) e due split, rispettivamente con i Soothsayer (2016) e i Landbridge (2017). Fin dal primo momento è possibile accorgersi di come gli Autarch siano riusciti a maturare stilisticamente, smussando le spigolosità di un genere di per sé piuttosto ruvido e aggressivo come il crust. Le melodie neocrust, già presenti nelle uscite precedenti, in quest’ultimo lavoro vengono ulteriormente accentuate grazie al ricorso a passaggi dal sapore atmosferico presi in prestito dal mondo del post-hardcore e in misura minore del post-metal, oltre che da un riffing molto più pulito e preciso rispetto al passato. Anche gli inserti di violino, registrati da Meg Mulhearn, in “Aldebaran” e “Sol” contribuiscono allo scopo: l’ultimo brano, in particolare, ricorda per atmosfera, stile del cantato e impiego di tempi medi ben cadenzati i Fall Of Efrafa. Non mancano tuttavia episodi più adrenalinici, come la frenetica “Sagittarius A*”, in cui ho particolarmente apprezzato l’alternarsi di screaming e growl, che mi ha fatto tornare in mente gli Ekkaia.

Per gli Autarch, quindi, The Light Escaping non rappresenta soltanto il secondo album, ma è anche il culmine di un percorso artistico e musicale fatto di piccoli e progressivi passi in avanti. Un percorso che, imboccando la giusta direzione, ha tutte le potenzialità per essere in grado di dire ancora molto.