AVALANCHE – Interstellar Movement

Gruppo:Avalanche
Titolo:Interstellar Movement
Anno:2019
Provenienza:Austria
Etichetta:WOOAAARGH
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TRACKLIST

  1. Frequencies Below Zero
  2. Drake Equation
  3. Jupiter Odyssey
  4. Exosphere
  5. Interstellar Movement
  6. Missing Signal
  7. 3C273
  8. Voyagers’ Fault
  9. The Path Of Fire Continues
DURATA:32:27

Una copertina (bellissima, ad opera di Adam Burke, che da Tchornobog ai Vektor agli Evoken ormai è giustamente uno degli illustratori più quotati del giro) che ricorda certo thrash fantascientifico, un’opener strumentale stoner e dei riff che sembrano figli di Matt Pike e Al Cisneros, una voce asciutta e sgraziata come solo certo hardcore sa regalare e una produzione fangosa e vagamente acidula da Iron Monkey. Questo è ciò che il quintetto viennese mette — letteralmente — sul piatto con il suo vinile arancione che sembra uscito dalle sabbie di Arrakis.

Eppure gli Avalanche non raccontano di qualche sperduto angolo di universo, non parlano di nessuna galassia lontana lontana, ma ipotizzano un contatto extraterrestre proprio qui, sulla nostra Terra, a partire dall’equazione di Drake. Sarebbe bello entrare nei dettagli della narrazione degli austriaci, nei testi asciutti con cui gli Avalanche esprimono tutto il loro ottimismo circa l’annichilimento della razza umana, ma il concept di Interstellar Movement merita di essere letto gatefold alla mano, mentre i riff di questi cinque ragazzi scavano a fondo nello schifo che facciamo noi tutti esseri umani. Tra un riff e l’altro, con gli High On Fire da una parte e certo thrash da centro sociale dall’altra, questo debutto targato Wooaaargh convince a ogni giro un po’ di più, a patto di non aspettarsi altro che chitarre. Chitarre thrash, chitarre stoner, assoli heavy e riff sludge, ma sempre e comunque chitarre.

Gli Avalanche avevano già pubblicato un paio di ep e demo a inizio decennio, ma erano ormai fermi da oltre sei anni, e la stessa gestazione di Interstellar Movement non dev’essere stata troppo semplice, visto che l’album è appena uscito, ma le registrazioni sono state completate nel 2017. È quindi molto piacevole constatare che i Nostri ce l’hanno fatta, alla fine, a cacciare un album completo, e a farlo con tutti i crismi, con una notevole attenzione ai dettagli e con un risultato complessivo encomiabile. A metà tra la nostalgia degli anni ‘80 e l’ultimo decennio di grande revival delle chitarre desertiche, il quintetto riesce nella non banale impresa di suonare fresco facendo, fondamentalmente, roba vecchissima.

Un fulmine, o meglio una meteora a ciel sereno, il giorno che gli alieni arriveranno a spazzarci via perché siamo delle gigantesche teste di cazzo non potremo dire che gli Avalanche non ci avevano avvertiti.

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