AVANT-GARDENER – Free Land Of Zirconia

 
Gruppo: Avant-Gardener
Titolo:  Free Land Of Zirconia
Anno: 2012
Provenienza: Italia
Etichetta: Moonlight Records
Contatti: Facebook
 
TRACKLIST

  1. The Hornet
  2. Scroll-Bee-Low
  3. Shit On Your Crazy Zirconian
  4. Sgt. Peacock And The Crow
  5. Horse Sweet Horse
  6. Bear-Belly
  7. Sheep, Ostrich
  8. Little Mice (I Don't Want No God)
  9. [traccia senza titolo]
  10. Helter Skelter [cover Beatles]
DURATA: 42:00
 

Ultimamente è tempo di ritrovi e ritorni per Aristocrazia ed è questa volta il turno degli Avant-Gardener che dopo "Animals", l'EP del 2011 recensito da Mourning, si ripresentano a noi con un nuovo album intitolato "Free Land Of Zirconia".

Basilarmente il nuovo parto degli emiliani non stravolge quanto ci era stato mostrato nell'uscita precedente e tracce come "The Hornet" e "Bear-Belly" sono impostate su un groove davvero potente e corredato dall'innesto di rapporti alternativi che stampano nella mente a chiare lettere il nome di Josh Homme e dei suoi Queens Of The Stone Age a cui (soprattutto in "The Hornet") si uniscono alcune parti non lontane dal rimembrare certe soluzioni più deviate dei Korn del disco omonimo, accostamento che trova riscontro anche in qualche momento in cui le vocals si avvicinano al particolare stile del Jonathan Davis che fu. Troviamo poi pezzi come "Scroll-Bee-Low", "Shit On You Crazy Zirconian" (vi ricorda qualcosa questo titolo geniale?) e "Little Mice (I Don't Want No God)" che sono concentrati di adrenalina pura in cui la sfrontatezza dei Monster Magnet si unisce idealmente con la pesantezza tipica degli High On Fire erigendo un comparto sonoro sfaccettato e ad altissimo contenuto di calorie musicali. Sono proprio questi i momenti in cui emerge la grande personalità di cui sono dotati gli Avant-Gardener: rallentamenti e ripartenze orgasmiche, riffoni grasso/polverosi, derive sudiste e spunti alternativi si amalgamano con una facilità sorprendente producendo risultati semplicemente splendidi. Non potrebbero poi mancare episodi quali "Sgt. Peacock And The Crow", "Horse Sweet Horse" e "Sheep, Ostrich" (che gode di un lavoro di basso a dir poco entusiasmante) che inglobano la ruvidità di gente come i Down in lisergici e fumosi costrutti settantiani esalanti psichedelia e le risultanti, inutile dirlo, sono iniezioni di pura e genuina goduria sonora. Impossibile non citare come la chiusura di "Free Land Of Zirconia" sia affidata ad una meravigliosa rivisitazione di "Helter Skelter" che, sebbene sia una canzone reinterpretata innumerevoli volte (probabilmente quelle di Mötley Crüe e Aerosmith sono le versioni più famose), ritengo forse una delle migliori di sempre.

Credo doveroso fare ancora un appunto: per quanto evidentemente sarcastico e dissacratorio (nel booklet appaiono ringraziamenti a Sasha Grey, Bud Spencer e Barney Gumble, tra gli altri) anche l'impatto visivo e lirico degli Avant-Gardener merita alta considerazione: al di sotto di un fitto strato di ironia, il motto "No Animals – No Humans – No Gods" vuole essere un potente simbolismo e la lettura di testi come quello di "Little Mice (I Don't Want No God)" propone riflessioni di non poca importanza.

Un centro perfetto, dunque, per gli Avant-Gardener che si sono già meritati un posto di tutto rispetto all'interno del nostro panorama nazionale. Non volete che io definisca un capolavoro "Free Land Of Zirconia"? Non è importante perchè le parole divengono inutili mezzucci di comodo di fronte alla bellezza di una simile opera che, credetemi, fareste un enorme sbaglio a lasciarvi sfuggire!

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