Ayr - The Dark

AYR – The Dark

Gruppo:Ayr
Titolo:The Dark
Anno:2020
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:Autoprodotto
Contatti:Facebook  Bandcamp  Spotify
TRACKLIST

  1. Origins In Descent
  2. Where All Light Dies
  3. Worship The Dark
  4. Swallowed
  5. Return To The Void
  6. Sever The Golden Chain
DURATA:37:39

Charlotte, capitale della Carolina del Nord, non è certo il primo posto che viene in mente quando si pensa a cime innevate e gelido black metal. È questo ciò che propone il duo composto da Rick Contes e Randall Flagg, menti e braccia dietro gli Ayr: attivi con un basso profilo già dal 2009, gli americani hanno fatto in tempo a rilasciare appena tre EP nel giro di due anni prima di intraprendere una lunga pausa. Contes e Flagg non sono tuttavia rimasti con le mani in mano, e il materiale composto e registrato da allora fino alla ripresa delle attività nel 2018 vede la luce adesso nella forma di The Dark, un primo album che riprende il percorso interrotto con Nothing Left To Give, ma con sostanziali differenze.

Dico subito che, coerentemente con l’artwork semplice ed evocativo, The Dark è un disco fatto di luci e ombre. Le prime riguardano ciò per cui gli Ayr si erano già fatti conoscere e che aveva trovato un buon esempio nel lontano 2011: un black metal molto ben bilanciato, con una componente emotiva meno sfacciata rispetto al passato, in cui l’aggressività si fonde bene con la melodia e la struttura articolata dei pezzi (a conti fatti appena tre, ma è un punto su cui tornerò a breve) permette dei cambi di ritmo che mantengono viva l’attenzione, dal solenne down-tempo di “Swallowed” all’assalto frontale della lunga “Where All Light Dies”. Una certa influenza della scuola cascadica e della scena europea — specie quella polacca — si fa un po’ troppo evidente di tanto in tanto, tuttavia niente di problematico.

La nota dolente — che è sì una, ma abbastanza pesante nell’economia del disco — è rappresentata dalle altre tre tracce. Certo, The Dark ha una fortissima impronta atmosferica e non nasconde l’uso di sintetizzatori, ma se quasi un terzo dei 37 minuti totali consiste in intermezzi e pezzi ambient abbastanza sterili, allora c’è qualcosa che non torna; al netto dell’iniziale “Origins In Descent”, che salvo in quanto mera introduzione e pure ben congegnata con i suoi delicati arpeggi, “Worship The Dark” e in misura minore “Return To The Void” sono due passaggi quasi a vuoto, che contribuiscono all’atmosfera del lavoro — lasciando il tempo che trovano a livello compositivo — eppure a un ascolto non immersivo suonano un po’ come degli stop forzati. Anche la disposizione dei brani gioca a sfavore della scorrevolezza, con una tracklist che alterna brani e intermezzi generando un saliscendi di ritmi e sonorità fin troppo netto.

Gli Ayr giungono al debutto vero e proprio, in maniera indipendente pur se supportati da un paio di etichette per le edizioni fisiche, con uno sforzo troppo altalenante, che risente probabilmente del lunghissimo periodo di gestazione. Le buone prospettive per il futuro non mancano, e sono sicuro che il bilancio sarebbe stato ben più positivo con qualche brano fatto e finito in più e, di conseguenza, con un minor peso specifico degli intermezzi.

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