Ayyur - Balkarnin

AYYUR – Balkarnin

Gruppo:Ayyur
Titolo:Balkarnin
Anno:2020
Provenienza:Tunisia
Etichetta:Dead Red Queen Records / Bad Moon Rising
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TRACKLIST

  1. I
  2. II
DURATA:14:19

Non capita spessissimo di approcciarsi a progetti metal provenienti dal continente africano, specie se parliamo di sonorità estreme. Ebbene, Ayyur è proprio una di queste entità, essendo originaria di Sousse, in Tunisia. Attualmente si tratta di un duo: la mente di questa creatura è il misterioso polistrumentista Angra Mainyu, coadiuvato alla batteria da un nome piuttosto noto nell’underground come Shaxul, ex cantante (e fondatore) dei Deathspell Omega. Non che gli Ayyur siano proprio sconosciuti nel popolatissimo sottobosco black metal: personalmente avevo già incrociato il combo tunisino con la vecchia demo Agurzil Screams, risalente al 2009. Successivamente, i Nostri sono tornati in auge con l’ottimo The Lunatic Creature (2018), peraltro co-prodotto da due etichette di una certa fama come Sentient Ruin Laboratories e Vendetta Records. Ed eccoci nel 2020 a parlare dell’ultima fatica dei nordafricani, un EP intitolato Balkarnin.

Solo due tracce per poco meno di un quarto d’ora totale: durata molto contenuta per questo lavoro che, come si potrebbe evincere da titolo e copertina, contiene riferimenti alla mitologia e al folklore berbero. Avevamo già riscontrato questa tendenza in passato, soprattutto con la già citata demo Agurzil Screams. Bisogna dire che la proposta musicale risulta molto coerente con l’aspetto estetico e la provenienza geografica. Il black metal degli Ayyur è infatti secco e asciutto, e conferisce quasi un’aura desertica all’intera opera. “I” e “II”, così si chiamano semplicemente le tracce del platter, rivelano un black metal fortemente atmosferico e tendente a sonorità depressive o comunque black-doom. Rispetto al passato, in particolare a The Lunatic Creature, sicuramente l’uscita più rappresentativa del progetto in questo momento, sembra ancora più presente una componente misticheggiante, sottolineata da intervalli ambient (particolarmente lungo quello in “I”). Tra gli elementi interessanti di questo breve EP c’è infatti da notare come l’aspetto folkloristico non sia veicolato tramite strumenti locali, quanto da un senso generale di smarrimento e desolazione generato dalle tristi melodie scritte dagli Ayyur: un modo singolare ma efficace nel donare al lavoro una sua forma riconoscibile.

Sono anche da rimarcare alcune differenze stilistiche nelle due tracce che compongono questo EP. Sebbene l’impronta dei brani lasci trasparire una certa continuità, in “I” gli Ayyur preferiscono seguire la strada già intrapresa con il lavoro precedente, basandosi su di un black metal di stampo mid-tempo, quasi burzumiano nel suo incedere ma con melodie più ricercate rispetto ai padri putativi del genere. La storia cambia in “II”, che manifesta un certo interesse verso un songwriting quasi progressivo: come conseguenza di ciò, il secondo brano risulta più costruito ed eterogeneo. Non è un caso che proprio in “II” la batteria di Shaxul abbia modo di mettersi maggiormente in evidenza, tanto da concludere il brano con l’utilizzo del blast beat, tecnica che il gruppo utilizza piuttosto di rado.

Last but not least: l’EP vero e proprio, che è anche quello che potete ascoltare sulla pagina Bandcamp degli Ayyur, contiene solo le due tracce che abbiamo analizzato. Tuttavia, la versione in cassetta, co-prodotta dall’americana Dead Read Queen Records e dalla taiwanese Bad Moon Rising, propone ben quattro tracce bonus, presenti sul lato B del nastro e registrate in periodi differenti dello scorso decennio: una chicca niente male per i collezionisti più incalliti, in effetti. Concludendo, possiamo dire che Balkarnin è certamente un ascolto interessante, che dimostra come anche in Paesi non esattamente avvezzi al metal estremo si possa pubblicare del materiale originale e di qualità.

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