AZURE AGONY – Beyond Belief

AZURE AGONY – Beyond Belief

Informazioni
Gruppo:Azure Agony
Anno:2009
Etichetta:Sg Records
Autore: Mourning

Tracklist:
1. Awareness…
2. Mystic Interiors
3. Terror Haza
4. The Temple of Vandora
5. Ante Tentora
6. Across Elysian Fields
7. The Fall of the Vector
8. Secret Getaway
9. The Last City

DURATA: 50:06

AZURE AGONY - Beyond Belief

Gli Azure Agony sono una formazione progressive metal friulana strumentale che ha come intento di base il creare dei brani che oltre una forte ed incisiva spinta tecnica sfruttando buone melodie ma che non risultino forzate e quindi godibili anche da orecchie poco avvezze.
Il loro debut “Beyond Belief” è un disco in effetti che si lascia ascoltare tranquillamente da un neofita come da chi mastica musica da un bel po’ la differenza sostanziale sarà poi la disamina d’esso tramite la messa on air, verrà quindi normale percerpire e vivere l’album in maniera totalmente diversa.
Si notano influenze che rimandano a nomi conosciuti del genere quali Dream Theater, Sieges Even e le scelte emozionali del signor Arjen Lucassen (Ayreon, Vengeance, Ambeon fra i suoi mille progetti).
E’ un lavoro molto intimo e profondo che sa esprimersi e regalare vitalità nelle parti più accentuatamente espressivo/veloci così come legare a se attimi di riflessione nei passaggi più ampi dove magari è la tastiera a prendere piede discostandosi dal ruolo di semplice accompagnatrice.
Trovare preferenza di un brano rispetto a un altro non è cosa semplice data la qualità e la bella esposizione, certo che “Terror Haza” ha un bel piglio con le sue continue varianti che trovano slancio nelle fasi solistiche alternate, “The Temple Of Vandora” in alcuni suoi passaggi rievoca il misticismo che i Symphony X di “Through The Looking Glass” (“Twilight In Olympus” è il disco in cui risiede) riuscivano ad emanare.
La decisione di dedicare l’attenzione allo strumento tralasciando la parte vocale è una bella sfida, si sarebbe potuto correre il rischio di trovare dei pezzi monchi, a cui mancasse la bocca da fuoco per lo spunto finale, quello che si nota è invece un’alternanza limpida fra chitarra e tastiera nel prendere in mano le redini della situazione conducendo le sorti dei brani.
Altro episodio che mi ha colpito positivamente è la onirica “Across Elysian Fields” dai tratti delicati e suadenti che con “Secret Gateway” tocca i vertici compositivi dell’operato.
Il lavoro eseguito in ambito compositivo è minuzioso e se Gabriele Pala (chitarra) e Marco Sgubin (tastiere) possono lanciarsi nell’esplorazione solitaria trovandosi a proprio agio il merito va a delle basi che li sorreggono in tutto e per tutto ad opera di Carlo simeoni (batteria) e Marco Firman (basso) che in altrettanto modo non rinunciano a divagazioni che imprimono traccia propria nel sound.
Un album da vivere nella sua integrità, bisogna che le note vi avvolgano esulando da qualsiasi giudizio artistico, guardare oltre facendo sì che i pezzi diano vita a un percorso non terreno, la stoffa non manca e come sarti sanno come usarla.

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