BABYMETAL – Metal Resistance

 
Gruppo: Babymetal
Titolo: Metal Resistance
Anno: 2016
Provenienza: Giappone
Etichetta: BMD Fox / Toy's Factory
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TRACKLIST

  1. Road Of Resistance
  2. Karate
  3. Awadama Fever
  4. Yava!
  5. Amore
  6. Meta Taro
  7. From Dusk Till Dawn
  8. GJ!
  9. Sis. Anger
  10. No Rain, No Rainbow
  11. Tales Of The Destinies
  12. The One
DURATA: 54:24
 

Lo ammetto, ho passato mesi a immaginare cosa avrebbero tirato fuori le Babymetal per il loro secondo album. Non ero pienamente convinto delle registrazioni amatoriali che di tanto in tanto saltavano fuori e le anteprime ufficiali delle ultime settimane mi avevano dato un'idea quasi terrificante; il titolo così banale inoltre non aiutava per niente. Tutto questo fino al primo di aprile, data in cui "Metal Resistance" viene pubblicato in tutto il mondo.

Dimenticate i pesci, le tre piccole volpi sono tornate, appropriandosi di questa giornata, e non scherzano affatto. Se cinque anni fa il trio debuttava con "Doki Doki Morning" che suonava come una buffonata, oggi ritorna sulla scena con "Karate": un brano che — pur mantenendo l'identità del gruppo — fa intendere chiaramente di voler fare sul serio. A dire il vero questo è stato uno dei motivi per cui ho temuto il peggio: sembrava quasi che volessero mettere un po' da parte il loro lato idol in favore di quello Metal, scelta che a mio parere le avrebbe fatte sprofondare nel baratro della mediocrità; mi è bastato un ascolto, forse anche meno, per rendermi conto che mi stavo facendo tante paranoie per niente. In realtà la mia impressione non era del tutto sbagliata, questo lavoro è per certi versi più Metal del suo predecessore; il mio errore è stato quello di aver immaginato un bicchiere mezzo vuoto, mentre quello che ho ricevuto è talmente pieno che a tratti trabocca.

Partiamo dalle basi: come accadeva in "Babymetal", le dodici tracce sono costituite da un Metal di stampo moderno che abbraccia diversi stili e che si evolve di traccia in traccia, inglobando sempre nuovi elementi, tornando sui propri passi per rimaneggiarli e in generale senza mai ripetere le stesse soluzioni. L'apertura affidata alla dragonforciana "Road Of Resistance", seguita dalla sopra citata "Karate", è ingannevole nel suo essere ben poco idol, eppure riesce a impostare l'atmosfera e a ricordarci di che pasta sono fatte le tre donzelle. Le cose iniziano a cambiare con "Awadama Fever", nella quale linee vocali più giocose vengono accompagnate da un abuso sfrenato dell'«amen break» che ci conduce verso "YAVA!" e il suo… Ska-Punk elettro-metallizzato? Sì, o qualcosa di simile. La successiva "Amore" ci riporta su coordinate prettamente Power Metal, tanto che potrebbe essere benissimo apprezzata anche da un amante non nippofilo del genere.

Ora lasciate ogni avanzo di sanità mentale che possedete e preparatevi a quella che personalmente ho soprannominato «fase WTF». Il quartetto di brani che ci attende ha un che di surreale: apriamo le danze con "Meta Taro", pezzo di ispirazione Folk Metal nord-europeo con un riff che mi ha ricordato non troppo vagamente "Word Up!" dei Cameo, direttamente dagli anni Ottanta; proseguiamo con le atmosfere dolci ed elettroniche di "From Dusk Till Dawn", in cui compaiono influenze Dubstep con tanto di «drop»; a seguire troviamo due pezzi dominati dalle piccole — neanche troppo ormai — del gruppo: "GJ!" prende spunto da generi come Nu e Alternative, mentre "Sis. Anger" spaventerà gran parte dei metallari con il suo titolo, ma stupisce con quello che non sarebbe sbagliato definire «Kawaii Death Metal». Questa sequenza non sembra avere un senso vero e proprio, eppure riesce a funzionare.

Finita la «fase WTF», si ritorna su binari meno folli, tuttavia non pensiate che le sorprese siano finite: "No Rain, No Rainbow" è una semi-ballata dolce e vagamente malinconica decisamente riuscita, anche grazie all'interpretazione di Suzuka; al contrario "Tales Of The Destinies" lascia che siano i musicisti a potersi scatenare con tutta la propria abilità tecnica in un Prog-Power inaspettato. Il compito di chiudere tocca infine a "The One", il cui ritornello è uno di quelli che entra in testa e non ne esce per settimane; la traccia è inoltre cantata in inglese nella versione internazionale.

Come avrete intuito, c'è talmente tanta carne al fuoco che il risultato potrebbe suonare dispersivo, ma il collante che dà un senso al tutto è chiaramente il contributo delle tre fanciulle: tutto è costruito intorno a loro, sono la vera e propria linfa vitale di canzoni che in alcuni casi sarebbero state assolutamente poco interessanti e soprattutto sconnesse tra loro; questa ottica più tipica del mondo Pop è probabilmente una delle loro caratteristiche che non va giù ai metallari, tuttavia allo stesso tempo è la prova che — nel bene o nel male — queste ragazzine hanno portato qualche novità, tanto più che hanno generato una piccola scena che ne segue le orme e con la quale si sono dovute confrontare. Va detto inoltre che mentre le voci di Yuimetal e Moametal rimangono ancorate a una dimensione infantile e zuccherosa, Su-Metal prende sempre più le distanze da quel mondo, ponendosi invece come una cantante di tutto rispetto; a loro supporto c'è infine una schiera di musicisti e produttori il cui lavoro non è assolutamente da sottovalutare.

L'unico piccolo difetto che ho trovato in questo disco è quello che intendevo parlando di un bicchiere che a volte trabocca: il lato Metal del gruppo è molto più enfatizzato che in precedenza, tanto che in più di un'occasione si ha l'idea di ascoltare un album 100% Metal; a causa di questa scelta si ha la sensazione che pezzi come "Meta Taro" e "From Dusk Till Dawn" siano quasi dei riempitivi leggermente fuori contesto. Personalmente ho avuto bisogno di qualche ascolto in più prima di capire la logica per cui sono stati inseriti e non è detto che questa visione sia condivisa anche da ascoltatori più legati alla realtà metallara.

Probabilmente "Metal Resistance" non farà cambiare idea a chi ha disprezzato le Babymetal finora, così come non darà motivo a chi le ha amate di abbandonarle; è un album che da un lato conferma la loro personalissima idea di Metal, dall'altro fa dei piccoli passi avanti in termini di qualità e credibilità. Mantenere l'aspetto idol della proposta e allo stesso tempo renderla più seria è stata una scelta tanto coraggiosa quanto azzeccata e le ha aiutate a mantenere la propria identità, anche rispetto alla micro-scena che hanno generato. L'unione tra il duro lavoro delle cantanti, dei musicisti e dei produttori è ancora una volta il punto di forza di una realtà che ha sempre meno l'aspetto di un gioco e che andrebbe giudicata senza pregiudizi — sia positivi che negativi — dovuti alla sua natura diversa, a maggior ragione se il risultato è così curato e godibile.

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