BANISHER – Scarcity

 
Gruppo: Banisher
Titolo: Scarcity
Anno: 2013
Provenienza: Polonia
Etichetta: Unquiet Records
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TRACKLIST

  1. War On Drugs
  2. Scarcity
  3. Vanity
  4. Dystopia
  5. Black Blood
  6. Incentives
  7. Paradigm Shift
  8. Exceptionalism
  9. Corporatocracy
  10. Benny Hill
DURATA: 30:23
 

Direttamente dalla Unquiet Records del cantante Tytus Kalicki, arriva il secondo lavoro dei polacchi Banisher. Con una formazione quasi del tutto rinnovata rispetto al precedente "Slaughterhouse" (2010), di cui è rimasto solo il chitarrista e fondatore Hubert Wiecek, "Scarcity" si pone subito come un disco rapido, vario e divertente.

C'è un po' degli ultimi Decapitated, seppur in salsa più death e meno «qualunque-cosa-siano-gli-ultimi-Decapitated» (la traccia che porta il titolo dell'album, ma anche e soprattutto "Dystopia"), c'è una spruzzata di ruffianaggine con chitarre melliflue e poco altro nell'interludio strumentale "Vanity" (un titolo che è tutto un programma), c'è un occhio alla tradizione svedese anni '90 con l'altro interludio strumentale "Incentives", ci sono urla suine in pieno stile brutal ("Black Blood"), ci sono gli stop'n'go ("Paradigm Shift"); insomma c'è un po' di tutto. Nonostante questo eterogeneo insieme di stili e spunti, "Scarcity" riesce a non suonare eccessivamente frammentato, facendo di tutte queste molteplici facce il proprio punto di forza principale: i Banisher ci fanno capire che non hanno intenzione di offrire niente di nuovo, ma che sono in grado di incarnare tutte le diverse correnti che il death ha sviluppato a proprio totale piacimento.

Dalle parentesi virtuose di "Exceptionalism" all'iniziale riffing groove di "Corporatocracy", il quartetto non ha paura di lanciarsi a capofitto in un quantitativo di suoni e atmosfere al limite dell'assurdo, riuscendo tuttavia (e qui sta il difficile) a mantenere una coerenza di fondo. Perché se è vero che la stessa "Corporatocracy" – probabilmente il brano più azzardato e insieme riuscito del lotto – racchiude tanto un'impronta groove quanto un tributo al sound dei primi Cynic e, addirittura, un breve assolo che strizza l'occhio agli anni '80, è altrettanto vero che il brano ha una propria struttura quasi organica, senza sembrare troppo un patchwork di elementi distanti gli uni dagli altri. Un fattore che ha probabilmente contribuito alla scorrevolezza di "Scarcity" è poi la durata: trenta minuti totali suddivisi in dieci brani, tra cui due interludi e una sorta di cover (ammesso che così si possa chiamare), ossia la buffa reinterpretazione del celebre tema di Benny Hill, posto a chiusura del lotto. Tra le tante cose, i Banisher piazzano anche un po' di ironia, che non fa mai male.

Pur sfiorando alle volte l'eccessiva varietà e mostrando dunque un certo margine di miglioramento, il quartetto polacco esce vincitore dalla prova.

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