BARABBAS – Messe Pour Un Chien

 
Gruppo: Barabbas
Titolo: Messe Pour Un Chien
Anno: 2014
Provenienza: Francia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. La Malédiction De Sainte Sélène
  2. Le Couteau Ou L'Abîme
  3. Moi, Le Mâle Omega
  4. Judas Est Une Femme
  5. La Beauté Du Diable
  6. Priez
  7. Le Sabbat Dans La Cathédrale
  8. Messe Pour Un Chien
DURATA: 56:18
 

Cambiare alle volte può essere un bene, pur sapendo che il solo parlare di cambiamento spesso mette in allarme gli ascoltatori. Dato infatti il periodo storico-musicale in corso, il rischio di dare in pasto all'orecchio qualcosa di pericolosamente inascoltabile è alto, quindi spesso per evitare brutte sorprese ci si affida a uscite che ruotano su cardini stilistici noti, alle volte mettendo di lato la voglia di osservare ciò che sta accadendo intorno e accontentandosi di qualcosa di gradito.

La mutazione sonora che in parte ha preso piede nei Barabbas comunque non è di quelle che possono arrecare danni all'udito degli amanti del Doom. La formazione transalpina, che aveva ben impressionato con il primo lavoro eponimo, è riapparsa con il secondo album "Messe Pour Un Chien" («Messa Per Un Cane»), che ha mantenuto vivo il flusso d'influenze provenienti da Black Sabbath, Saint Vitus, Cathedral, Earthride e High On Fire. Inoltre ha mantenuto anche quella propensione a sfoderare scanalature profonde e fangose di matrice groove, ma al tempo stesso ha arricchito il proprio modo di comporre facendone confluire all'interno influssi N.W.O.B.H.M. e accentuando quelle sensazioni sacrali e decadenti che permeavano l'incedere di "Barabbas".

Il contesto lirico ruota ancora una volta intorno alla religione, alla religiosità e all'essere umano, trattandone i lati più oscuri e nefandi. Questo si poggia su note e colori che vanno a dipingere ambientazioni che non avrebbero potuto che essere di un grigio ricco di sfumature, sfumature che in più di una circostanza sfiorano il nero. L'esempio lampante ci viene fornito in apertura di scaletta con l'accoppiata che vede succedersi in ordine l'incedere ipnotico-drammatico di "La Malédiction De Sainte Sélène" e la strana combinazione di aura angelico-demoniaca di "Le Couteau Ou L'Abîme".

Non si vive però di sole sensazioni eteree, i Barabbas ne sono ben consci e spingono, tirando fuori una traccia energica, carnale e dall'attitudine punk come "Moi, Le Mâle Omega", a cui segue un terzetto di episodi nei quali i francesi mettono in mostra tutto il loro potenziale, portando a galla il lato più melodico e armonioso del suono nella blasfema dichiarazione di "Judas Est Une Femme", tentandoci nuovamente con un episodio in up-tempo come "La Beauté Du Diable" e affondando il colpo con "Priez", dove affiora appieno il versante sludge. L'album poi prosegue dapprima con "Le Sabbat Dans La Cathédrale", in cui spicca l'ossessivo finale, e poi con la canzone che porta il titolo del disco, capitolo che allenta i ritmi, gronda di malinconia e lascia che sia la parte più meditabonda del gruppo a prendere in mano le redini della situazione sino alla conclusione dei giochi.

Il lavoro in questione è di quelli che convincono senza mezzi termini, con la band che ormai rodata fa girare gli ingranaggi alla perfezione. Strumentalmente il ruolo del leone viene interpretato dal chitarrista Saint Stephan, stavolta libero pure di destreggiarsi con maggior frequenza in ambito solistico. Infine non posso che rimarcare nuovamente la buonissima prestazione di Saint Rodolphe dietro al microfono: il cantante aveva già dato prova di carisma e capacità evocative nel precedente rilascio discografico e in "Messe Pour Un Chien" si conferma pienamente in grado di fare la differenza.

Non comprendo quale possa essere il motivo per cui una realtà come i Barabbas sia tutt'ora senza contratto, questi quattro musicisti hanno sfornato due opere intriganti sia dal punto di vista strettamente musicale che da quello testuale. Magari la scelta di utilizzare la lingua nazionale al cospetto del cosmopolita idioma anglosassone può averli svantaggiati un po', tuttavia ascoltando questa uscita riuscireste realmente a considerare tale decisione come una pecca? Vi lascio con questo quesito al quale dare la vostra personale risposta. Per individuare la più adeguata, non rimane altra via che saggiarne le doti: aprite quindi il lettore, premete il tasto «play» e «come finisce si racconta».

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