BEAR BRAWLER – Tales Of Deadly Addictions

BEAR BRAWLER – Tales Of Deadly Addictions

 
Gruppo: Bear Brawler
Titolo:  Tales Of Deadly Addictions
Anno: 2012
Provenienza:  Francia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. From The Gutter To The Stars…
  2. Whiskey And Weed
  3. Shine Down
  4. …To The Gutter
DURATA: 24:35
 

I Bear Brawler sono l'ennesima sorpresa che mi è giunta dalla Francia, prima d'iniziare a scriverne però devo rivolgere due ringraziamenti per me d'obbligo: il primo va a Stéphane Le Saux, titolare del blog Temple Of Perdition, per aver suggerito al chitarrista del trio transalpino Bertrand d'inviare una copia dell'ep "Tales Of Deadly Addictions" ad Aristocrazia, un segno di rispetto e collaborazione che ho apprezzato moltissimo da parte di un sostenitore e recensore della scena doom e affini di grandissimo spessore qual è Stéphane; il secondo va allo stesso Bertrand per la disponibilità avuta nei miei confronti, dato che le Poste Italiane ci hanno comunque messo lo zampino, perdendo la prima delle copie inviate, d'altronde si sa, come mietono vittime loro nessuno mai.

I Bear Brawler sono alla seconda uscita e io ho avuto modo di approfondire l'ep d'esordio "Tales From The Putrid Swamp" grazie all'ascolto in streaming direttamente sulla pagina Bandcamp. Le fondamenta di quei quattro pezzi solidi come mattoni mi facevano sperare in un paio di migliorie applicate al successore, piccoli accorgimenti che lo avrebbero reso ancor più efficace e accattivante, ciò è fortunatamente avvenuto.

David Bonnet (voce), Bertrand Lefetz (chitarra) e Martin Mabire (batteria) suonano uno stoner/sludge di stampo classico, dove le influenze di numi tutelari quali Down e Crowbar si fondono con quelle più pesanti e pressanti di Eyehategod ed Electric Wizard. L'onda d'urto fornita dal groove e dalle sezioni imponenti e dal retrogusto alcolico ha un'impostazione corrosiva e priva di qualsiasi ammorbidimento, però al tempo stesso pare evidente che le canzoni siano in possesso di una graditissima forma di fruibilità godereccia che ti induce a dondolare e a seguirne l'evoluzione passo passo come assuefatto dalle note.

Non che la cosa sia poi così strana o imprevedibile, del resto "Tales Of Deadly Addictions" è esplicito, diretto sia nella sua musicalità priva di fronzoli e figlia delle atmosfere ruvide del southern sound, sia nella scelta della raffigurazione iconografica che da vita alla copertina, con un orso seduto al bancone del bar attorniato dalle varie dipendenze alle quali è soggetto — vale a dire musica (noterete il jukebox nell'angolo), fumo e alcol — che con una semplicità disarmante rappresenta ciò che emotivamente vi verrà sbattuto in faccia dalle quattro tracce dell'ep.

Il songwriting ha ormai raggiunto un livello di maturità ben più che accettabile, la prestazione strumentale — oltre a coinvolgere i canoni dovuti del genere per fornire una prova di base ideale — inizia difatti a mostrare segni di una volontà propria. Sono belli soprattutto i cambi di tempo e il modo in cui si alternano ambientazioni fangose e altre maggiormente da fuga nella prateria con whisky al seguito.

Il passo successivo non potrà essere altro che la pubblicazione di un debutto, magari evitando di proporre materiale già rilasciato e puntando su composizioni totalmente nuove. Non c'è molto da aggiungere, siete amanti di questo tipo di suoni? I Bear Brawler sono da tenere d'occhio e possedere una copia dell'ep sarebbe un buon modo per iniziare; mentre ci riflettete, io lo rimetto su.

 

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