Becerus - Homo Homini Brutus

BECERUS – Homo Homini Brutus

Gruppo: Becerus
Titolo: Homo Homini Brutus
Anno: 2021
Provenienza: Italia
Etichetta: Everlasting Spew Records
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TRACKLIST

  1. Foggy Dimension
  2. Primeval Ignorantia
  3. Grotesque Parsifal Sucurandus
  4. Circular Deficiency
  5. Balordicus
  6. Latent Primordium
  7. Hymn To Ungainly Corpulence
  8. Incapacity
  9. Marginal Presence
  10. Bifolcus
DURATA: 25:12

I Becerus sono un progetto giovane. Nati l’anno scorso tra la fine di un lockdown e l’inizio di un altro, sono frutto della collaborazione tra due veterani della scena underground siciliana. Si tratta di Mario Musumeci (Balatonizer) alla voce e Giorgio Trombino (Assumption, Bottomless, Haemophagus e moltissimi altri) alla chitarra e al basso. Ai due si è infine aggiunto il misterioso batterista soprannominato, in modo poco rassicurante, Paul Bicipitus.

L’approccio del gruppo al death metal è chiaro sin dalla copertina di Homo Homini Brutus, opera del disegnatore statunitense Dahmer, raffigurante un minaccioso troglodita che si staglia, clava in mano, su una distesa di teschi e ossa. Si tratta di Becer, mascotte e nume tutelare della band, una sorta di versione primitiva di Eddie degli Iron Maiden o Knarrenheinz dei Sodom. Un concentrato di ignoranza e forza bruta, la perfetta rappresentazione grafica per un disco di questo tipo.

Homo Homini Brutus è stato rilasciato su CD e cassetta da Everlasting Spew Records alla fine di aprile. L’EP, o forse sarebbe più corretto considerarlo un mini album, si compone di tredici brani per 25 minuti complessivi di sano e putrido death metal vecchia scuola. Niente innovazione, niente avanguardia: quello proposto dai Becerus è un ottimo compendio di death novantiano di primissima scelta. Se in alcuni dei riff più densi si avverte l’eco dei Mortician, gli influssi maggiori provengono dai Broken Hope di Swamped In Gore o dai Cannibal Corpse di Butchered At Birth. Questi ultimi, in particolare, sono oggetto di un vero e proprio citazionismo, specie in brani come “Circular Deficiency”.

Homo Homini Brutus è quindi un collage di pezzi presi qua e là? No. Indubbiamente ci sono dei passaggi che richiamano i classici del death americano di inizio anni Novanta; altrettanto fuori dubbio, però, è anche l’abilità compositiva di Trombino, che è stato in grado di inserire le citazioni in una struttura solida e convincente di riff ben strutturati, su cui si inseriscono la batteria granitica di Bicipitus e i vocalizzi di Musumeci. Inutile tentare di trovare un senso nel growl del cantante siciliano: nel booklet si riporta a caratteri cubitali che il gruppo non ha alcun tipo di testo.

Il debutto dei Becerus non è certo il tipo di disco in grado di aggiungere qualcosa a quanto espresso dal genere fino a questo momento. Siamo piuttosto di fronte a un tributo al lato più ferale e rozzo del death metal vecchia scuola e in quanto tale Homo Homini Brutus, pur non essendo memorabile, è un buon lavoro che si presta a ripetuti ascolti.